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CORNO D’AFRICA/ Maria (Avsi): la speranza dei bambini che rinasce da una buca

Pubblicazione:venerdì 23 settembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Non è facile lavorare a Dadaab di questi tempi. Non lo è per nessuno. Sono tutti stanchi, provati dai numerosi incontri settimanali per riuscire a organizzare la vita di 470.000 persone nella maniera più umana e ragionevole possibile. Tutti sono sommersi dal lavoro. La giornata inizia alle 6 del mattino e finisce alle 8 di sera quando ci si corica senza forze.

Dopo mesi in cui si è sentito parlare solo di disperazione e morte, vedere quelle fondamenta che si alzano dove solo tre settimane fa non c’era nulla, è come vedere crescere la speranza. Sapere che almeno 2000 dei bambini che ora corrono dietro alle macchine (perché non c’é nessuno che si prenda cura di loro), avranno un luogo dove stare e dove potranno imparare, dove sentirsi sicuri e protetti , è una consapevolezza che riempie il cuore di gioia e di senso tutto il nostro operare.

Le persone che arrivano qua vogliono vivere, realizzarsi, vedere i loro figli pronti ad affrontare il mondo al di là delle recinzioni visibili e invisibili imposte da un campo profughi. Quelle prime buche nel terreno, dove verranno gettate le basi di queste scuole, sono lì a testimoniare che la speranza non è per gli sciocchi, ma è per ciascuno di noi.

 

(Maria Li Gobbi)



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