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PALESTINA/ Abu Mazen all'ONU, la richiesta ufficiale di riconoscimento

Pubblicazione:venerdì 23 settembre 2011

Abu Mazen e il segretario dell'Onu, foto Ansa Abu Mazen e il segretario dell'Onu, foto Ansa

E' arrivato il momento. Abu Mazen, presidente dell'Anp, si è rivolto all'assemblea generale delle Nazioni Unite e ha fatto la richiesta ufficiale di riconoscimento e quindi adesione dello Stato palestinese all'ONU. Prima di prendere la parola davanti ai rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo, il presidente palestinese si era recato personalmente da Ban Ki-moon, segretario generale dell'ONU, per consegnare la richiesta formale di riconoscimento della Palestina quale Stato delle Nazioni Unite. Si tratterebbe, in caso di riconoscimento, del 194esimo Stato dell'ONU. Poi si è recato nell'aula dell'assemblea e ha dato via al suo discorso. Mentre parlava, un uomo non meglio identificato ha provato a entrare in aula, ma è stato prontamente fermato dagli agenti di sicurezza. Parole dure, quelle di Abu Mazen, nei confronti di Israele, colpevole secondo il presidente dell'Anp di confisca di territori palestinesi e di aumento delle colonie israeliane. Colpevole anche di minacciare i luoghi sacri e di pulizia etnica. "Questa politica provoca lo stop del processo di pace. Servono diritti inalienabili per i palestinesi" ha detto. Aggiungendo: "I palestinesi continueranno una pacifica resistenza di popolo". E' un momento storico anche se è risaputo che al Consiglio di sicurezza il veto già annunciato degli Stati Uniti farà cadere nel vuoto la proposta. I quali, tramite l'ambasciatore americano all'Onu, hanno ribadito quanto già detto da Obama e che cioè "l'unica strada per creare uno Stato è attraverso negoziati diretti, senza scorciatoie". E' atteso a parlare, dopo Abu Mazen, proprio il capo di governo israeliano Netanyahu. La posizione israeliana è che la richiesta palestinese di riconoscimento è destabilizzante e minaccia il processo di pace. I palestinesi intanto festeggiano: migliaia di persone sono riunite in piazza a Ramallah a seguire il discorso del loro presidente davanti a un maxischermo. Israele teme incidenti: sono stati schierati in stato di allarme 22mila soldati pronti a intervenire ai confini fra i due Paesi. Al momento la situazione è  tranquilla, ma ieri si erano verificate manifestazioni contro il presidente degli Stati Uniti, colpevole secondo i palestinesi di non voler riconoscere il nuovo Stato.


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