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Esteri

LETTERA/ Da Israele: così gli insediamenti affossano la pace

Gerusalemme (Ansa)Gerusalemme (Ansa)

In tutti i conflitti della storia, ci si è seduti al tavolo della pace, al termine del conflitto stesso, al fermarsi dell’avanzata e ritirata degli eserciti. Nel conflitto israelo-palestinese questo punto non è stato mai raggiunto. Il governo e l’esercito israeliano, in particolare negli ultimi vent’anni e sorprendentemente in modo accelerato nei momenti di maggiore dialogo tra le parti, hanno continuato a difendere e sostenere l’avanzata degli insediamenti in tutta la Cisgiordania. Sono stati e vengono tuttora costruiti palazzi, strade, sfruttate le risorse idriche e le poche terre fertili. Il tutto con decisioni unilaterali, ha giustamente sottolineato Abu Mazen.

Qualche giorno fa il ministro degli Esteri israeliano, Lieberman, ha pubblicamente detto che la costruzione degli insediamenti non verrà mai fermata, neanche un solo giorno, né in Cisgiordania né nei dintorni di Gerusalemme est. Concetto che fu ribadito con molta arroganza a Condoleezza Rice qualche anno fa, quando si accorse dell’importanza di questo punto perché il tavolo della pace potesse riaprirsi e dopo di lei ad Hillary Clinton ed al vicepresidente Biden, in occasione delle loro ultime visite in Israele e Palestina. 

Rileggendo attentamente l’appassionato discorso di Abu Mazen è facile osservare come questo sia il punto centrale, più volte ribadito, perché i palestinesi possano riprendere a negoziare e sperare di poter governare quel 22% di Terra Santa, intesa come terra di Palestina pre 1948. Di questo 22% oggi i palestinesi governano e controllano totalmente solo il 6%. Una bella porzione inoltre, abitata da decine di migliaia di arabi, è stata annessa ad Israele e tenuta legata alla Gerusalemme ebraica, costruendo il muro di separazione. 

Mi preme sottolineare infine come l’attuale dirigenza palestinese, purché impegnata a fronteggiare le divisioni interne con la dirigenza di Hamas, stia compiendo molti sforzi richiesti per controllare la violenza e richiamare costantemente alla pace ed alla non violenza. 

Il Presidente Abu Mazen ed il ministro Fayyad rappresentano una grande occasione per Israele, per proporre un tavolo di pace ed avanzare proposte serie. Per i politici israeliani impegnarsi per favorire, aiutare, sostenere uno stato palestinese indipendente e democratico rappresenta una grande opportunità per garantire a tutto Israele un futuro stabile e duraturo. È estremamente conveniente per Israele favorire e sostenere oggi la nascita di uno Stato palestinese e lavorare con l’attuale leadership, perché il mondo arabo palestinese possa crescere abbracciando i valori democratici così come è accaduto con successo con la popolazione araba residente in Israele. L’esistenza dello stato palestinese aprirebbe inoltre nuove porte ad Israele nel mondo arabo e favorirebbe la nascita di profittevoli nuovi rapporti politici ed economici. Occorre a tal fine fermare l’avanzata e negoziare sui reciproci sacrifici da vivere.


COMMENTI
27/09/2011 - concordo pienamente (Fabrizio Terruzzi)

per quanto i palestinesi non mi siano mai stati molto simpatici concordo pienamente con con Saltini sulla necessità di fermare gli insediamenti, anzi ritengo scandaloso che gli israeliani continuino ad allargarli. Mi meraviglio di tanta loro ignoranza/miopia.

 
27/09/2011 - Va bene, ma resta la questione Hamas.... (Alessandro La Rosa)

Finchè nello Statuto del partito estremista islamico Hamas si pone l'obiettivo di distruggere lo Stato d'Israele e ridurre al minimo il Popolo Ebraico-sorte prevista anche per i cristiani- e non si pone la fine dei bombardamenti di missili Qassan da Gaza verso i villaggi israeliani dove intere famiglie rischiano la vita, sarà difficile la pace. Quella pace che ad una nazione come quella israeliana conviene per la sua forza democratica e liberale, culturale, giuridica, economica e tecnologica e per questo, tranne il ritorno ai confini pre-67', lo Stato Ebraico da Camp David in poi aveva concesso molto di più di quanto si pensi ai palestinesi che grazie all'arroganza dei suoi leaders, hanno deciso di continuare la "guerra" contro Israele. Ancora oggi dopo il discorso di Abu Mazen all'Onu, se c'è una parte restia al dialogo è quella oltranzista legata ad Hamas, eterodiretta dai libanesi omologhi di Helzbollah, i più motivati ideologicamente nella distruzione d'Israele. Non è solo questione degli insediamenti ebraici ma c'è drammaticamente ben di più e di rischioso per la pace in Medioriente e una giusta e reciproca legittimazione di Israele e Palestina. Bisognerebbe rileggersi la storia dal 1915 ad oggi sulla questione mediorientale.Anche per quante responsabilità hanno alcuni paesi europei.