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LETTERA/ Da Israele: così gli insediamenti affossano la pace

Pubblicazione:martedì 27 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 27 settembre 2011, 20.15

Gerusalemme (Ansa) Gerusalemme (Ansa)

Caro direttore,

“One year ago, I call for an indipendent Palestinian State”; così è iniziato l’attacco della parte del discorso del presidente Obama alle Nazioni Unite in relazione al complesso ed eterno conflitto israelo-palestinese. Discorso seguito il giorno successivo dagli interventi del presidente palestinese Abu Mazen e del primo ministro israeliano Netanyahu. 

Mi ha molto impressionato la sottolineatura del tempo trascorso, un anno passato senza che nulla fosse cambiato e senza che nessuna prospettiva fosse apparsa all’orizzonte. Mi è tornata subito alla mente la conferenza di pace per il Medio Oriente tenutasi a novembre del 2007, fortemente voluta dal Presidente Bush e dal segretario di stato Condoleezza Rice. Quattro anni sono passati da allora, undici dalla proposta di pace discussa a Camp David sotto la presidenza Clinton, diciotto dal processo di Oslo, venti da Madrid, ...

Mi ha fortemente impressionato la retorica del presidente Obama e l’incapacità sua, come degli americani e di tutti noi europei ed occidentali, a star di fronte al dramma di questi due popoli e di questa Terra Santa, con la serietà e la determinazione di soggetti direttamente responsabili. Non c’è una via breve ha detto, la pace è un lavoro duro.

Ma c’è un presente da salvare. Chi si occupa dell’oggi, chi difende il presente? Chi si preoccupa di come vivono i palestinesi oggi, e soprattutto di quell’oggi dei palestinesi dei territori occupati dal ’67 in avanti? Un oggi che priva un popolo intero, buoni e cattivi, donne e uomini, bambini ed anziani, della libertà? 

Tutti hanno diritto a vivere con dignità ed in pace, ha ripetuto più volte Obama. A tutti deve essere data l’opportunità di creare, educare, progettare, fare impresa, commerciare, innovare. Ma il tempo passa e scorre inesorabile lasciando gran parte del popolo palestinese a vivere un presente ingiusto, dove tanti di questi diritti sono violati e negati. Chi si preoccupa della libertà negata a tante generazioni di giovani e meno giovani? 

Il mondo, guidato alla comprensione dei fatti dai grandi media, è rimasto ben impressionato dal richiamo del primo ministro Netanyahu ad un incontro subito, per cercare davvero la pace. Mi preme sottolineare da questo punto di vista un fattore forse di non immediata comprensione da parte di chi non ha frequentato la Terra Santa, terra d’Israele e di Palestina, come di tutti noi cristiani consapevoli o meno del suo valore. Un fattore estremamente rilevante, quanto semplice. I palestinesi per un ritorno al tavolo dei negoziati chiedono che vengano fermate le costruzioni illegali nella Cisgiordania, compresa l’area che circonda ad Est la città Santa di Gerusalemme. Questa richiesta non è una condizione o precondizione imposta alla pace. 


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COMMENTI
27/09/2011 - concordo pienamente (Fabrizio Terruzzi)

per quanto i palestinesi non mi siano mai stati molto simpatici concordo pienamente con con Saltini sulla necessità di fermare gli insediamenti, anzi ritengo scandaloso che gli israeliani continuino ad allargarli. Mi meraviglio di tanta loro ignoranza/miopia.

 
27/09/2011 - Va bene, ma resta la questione Hamas.... (Alessandro La Rosa)

Finchè nello Statuto del partito estremista islamico Hamas si pone l'obiettivo di distruggere lo Stato d'Israele e ridurre al minimo il Popolo Ebraico-sorte prevista anche per i cristiani- e non si pone la fine dei bombardamenti di missili Qassan da Gaza verso i villaggi israeliani dove intere famiglie rischiano la vita, sarà difficile la pace. Quella pace che ad una nazione come quella israeliana conviene per la sua forza democratica e liberale, culturale, giuridica, economica e tecnologica e per questo, tranne il ritorno ai confini pre-67', lo Stato Ebraico da Camp David in poi aveva concesso molto di più di quanto si pensi ai palestinesi che grazie all'arroganza dei suoi leaders, hanno deciso di continuare la "guerra" contro Israele. Ancora oggi dopo il discorso di Abu Mazen all'Onu, se c'è una parte restia al dialogo è quella oltranzista legata ad Hamas, eterodiretta dai libanesi omologhi di Helzbollah, i più motivati ideologicamente nella distruzione d'Israele. Non è solo questione degli insediamenti ebraici ma c'è drammaticamente ben di più e di rischioso per la pace in Medioriente e una giusta e reciproca legittimazione di Israele e Palestina. Bisognerebbe rileggersi la storia dal 1915 ad oggi sulla questione mediorientale.Anche per quante responsabilità hanno alcuni paesi europei.