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BRUXELLES/ Saltano i negoziati tra Serbia e Kosovo per gli scontri di ieri

Dopo gli scontri di ieri al confine tra Serbia e Kosovo, i negoziati tra i due Paesi, sotto la mediazione dell’Onu sono stati sospesi finché la Serbia non sarà pronta. 

Truppe della Nato in Kosovo Truppe della Nato in Kosovo

Dopo gli scontri di ieri al confine con tra Serbia e Kosovo, i negoziati tra i due Paesi, sotto la mediazione dell’Onu sono stati sospesi. Robert Cooper, mediatore dell’Ue, a fatto sapere che la sessione di colloqui che si sarebbe dovuta inaugurare a Bruxelles, questa mattina, è saltata, dal momento che la delegazione serba non era pronta a compiere un tale passo. I rapporti riprenderanno quanto quando la Serbia sarà pronta. Pare che i servi avrebbero voluto mettere a tema proprio le violenze di ieri ma l’argomento, secondo il mediatore, non rientrava tra i temi del dialogo né dei negoziati separati con la Serbia. Il Paese, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo e considera Pristina, la sua capitale, semplicemente il capoluogo della provincia kosovara, si era detta disponibile ai negoziati sotto il cappello dell’Onu per risolvere una serie di questioni come la libera circolazione delle merci. Nel corso dei colloqui si sarebbe dovuto discutere di energia, telecomunicazioni e della partecipazione del Kosovo ai forum regionali. Altro tema, l’applicazione degli accordi precedenti. Negli scontri al confine di ieri sono rimasti feriti almeno sei serbi del Kosovo e quattro soldati dell’Alleanza atlantica.

I serbi avevano eretto una barricata su una strada situata a 150 metri dal blocco di frontiera di Jarinje, passaggio tra la Serbia e il Kosovo. Mentre i militari della Nato la stavano rimuovendo, una folla di manifestanti ha iniziato a protestare. A quel punto, i militari hanno reagito tentando di disperderli con lacrimogeni e proiettili di gomma. Secondo quanto ha riferito Kai Gudenoge, la risposta dei soldati ha fatto seguito ad un lancio di pietre da parte della folla. I soldati sono rimasti feriti in seguito allo scoppio di un ordigno improvvisato realizzato dei manifestanti. Sempre secondo la Nata. Il sindaco della vicina Leposavic, Branko Ninic, ha fatto sapere di aver invitato i cittadini alla calma, dato che la situazione si sta facendo pericolosa. Milan Jakovljevic, responsabile dell'ospedale nel quartiere serbo di Mitrovica, ha riferito che i sei uomini ricoverati non presentavano ferite da pallottole di gomma, ma da arma da fuoco.