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SCENARI/ Le verità "scomode" su Israele e Palestina

Guardando dall’esterno la disputa tra Israele e Palestina si è spesso portati ad appoggiare una parte piuttosto che l’altra. AUGUSTO LODOLINI ci aiuta a capire meglio la situazione

Abu Mazen (Foto Ansa) Abu Mazen (Foto Ansa)

La richiesta del presidente Abu Mazen all’Onu di riconoscere uno Stato palestinese ha riacceso lo scontro tra filoisraeliani e filopalestinesi un po’ in tutto il mondo. In un certo senso, la guerra pluridecennale tra questi due popoli rievoca le divisioni che, sui banchi di scuola, ha sempre creato la guerra di Troia, con gli israeliani al posto dei greci, più forti militarmente e un po’ arroganti, e i palestinesi dei troiani, più deboli e quindi, al fondo, più simpatici.

Purtroppo, ciò che sta avvenendo in Terra Santa da più di sessant’anni non è un racconto epico, ma una tragedia reale, cui non si riesce a mettere fine. Come sostiene Robi Ronza in un suo recente articolo, anch’io credo che una soluzione pacifica definitiva possa essere raggiunta solo direttamente da israeliani e palestinesi. Dopo un così lungo periodo di conflitto, torti e ragioni non possono che essere intrecciati e difficili da dirimere dal di fuori.

Su questo quotidiano sono apparsi nei giorni scorsi due articoli, uno di Tommaso Saltini e l’altro di Marina Calculli, in cui si attribuisce sostanzialmente, sia pure in modo accorato, la colpa dello stallo nelle trattative agli israeliani. Secondo Saltini, il principale ostacolo è rappresentato dal progredire degli insediamenti di coloni israeliani in territorio palestinese. Questo è senz’altro uno dei punti più difficili da accettare, oggettivamente contro il processo di pace, e l’attuale governo israeliano sta mettendo a serio rischio il suo popolo con un’azione politica fortemente criticata, tra l’altro, anche dai governi amici. Anche se non bisogna dimenticare che Israele attuò una moratoria nella costruzione degli insediamenti, senza nessun apparente risultato.

Detto questo, non credo sia semplice, per un Paese che è in guerra da più di sessant’anni, accettare le logiche della “normale” politica. Qui da noi si continua a dimenticare che nel 1948 furono gli stati arabi ad attaccare il neonato Stato di Israele (lì i più deboli erano gli ebrei) e che da allora si sono sempre rifiutati di firmare la pace, a eccezione di Egitto e Giordania, rispettivamente 31 e 46 anni dopo. Se anche gli altri stati arabi avessero firmato la pace e smesso di predicare la distruzione di Israele, credo che ora la situazione sarebbe ben diversa.

Vi è qualcosa di paradossale nella richiesta all’Onu di riconoscere uno Stato palestinese, perché fu proprio l’assemblea dell’Onu nel 1947 a decretare l’esistenza dei due Stati, quello ebraico e quello arabo. Si può giudicare anche quella decisione totalmente sbagliata, e così la giudicarono gli stati arabi che non la accettarono, impedendo la costituzione di uno Stato palestinese, nel 1948 e dopo.