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SCENARI/ Le verità "scomode" su Israele e Palestina

Pubblicazione:giovedì 29 settembre 2011

Abu Mazen (Foto Ansa) Abu Mazen (Foto Ansa)

È difficile respingere del tutto il sospetto che si siano utilizzati, e si stiano ancora utilizzando, i profughi come un’arma impropria, di cui le prime vittime sono i profughi stessi. Tommaso Saltini invita giustamente a considerare che vi è un presente da salvare, costituito da un popolo intero ancora senza libertà. Ma se questo accorato appello non vuol rimanere pura retorica, è necessario far memoria di tutto quanto precede questo presente, crudele non solo per i palestinesi, ma anche per gli israeliani.

E del presente fa parte l’ultimo punto da sottolineare: anche se lo volesse, con chi firmerebbe Israele un accordo di riconoscimento di uno Stato palestinese? Abu Mazen controlla solo la Cisgiordania e la sua organizzazione è stata buttata fuori, sanguinosamente, da Gaza a opera di Hamas, appena gli israeliani se ne sono andati. Hamas ha ancora come obiettivo dichiarato la distruzione di Israele e, se fosse associata nel governo del nuovo Stato, finirebbe per eliminare ogni concorrente anche in Cisgiordania per continuare la sua guerra radicale contro Israele.

Come è stato evidenziato, i cambiamenti di regime nella regione non sono favorevoli a Israele e questo può accentuarne una pericolosa sindrome da accerchiamento. È quindi ancor più necessario che chi tiene veramente alla pace tra questi due martoriati popoli faccia di tutto perché possano incontrarsi.

Le persone normali, arabi o israeliani che siano, vogliono solo vivere in pace e bisogna aiutarli a sfuggire alla malvagia propaganda di chi li vorrebbe martiri della propria visione ideologica del popolo, dello Stato e della religione.



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