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IL CASO/ Al Okour (Giordania): la Moschea di Gesù per fermare l’odio tra Islam e cristiani

A Madaba, città della Giordania, sorge una moschea dedicata a Gesù Cristo. Il ministro ABDUL RAHIM AL OKUR ci spiega il perché di questa scelta e la situazione dei cristiani in quel Paese

La moschea di Gesù a Madaba (Foto Ansa) La moschea di Gesù a Madaba (Foto Ansa)

Una moschea dedicata a Gesù Cristo a Madaba in Giordania, il Paese che prende il nome dal fiume nel quale è stato battezzato il fondatore della religione cristiana. Una scelta in controtendenza, quella dell’Imam Jamal Al Sufrati, in un mondo dove le tensioni religiose tra musulmani e cristiani non sono purtroppo rare. Ilsussidiario.net ha intervistato in esclusiva Abdul Rahim Al Okour, ministro per le Istituzioni religiose e gli Affari islamici del Regno di Giordania. Per Al Okour, la scelta di intitolare la moschea a Gesù è un segno del fatto che l’obiettivo della Giordania è quello di porsi nei confronti di tutto il mondo musulmano come un modello di rispetto dei cristiani, dei diritti delle donne e della democrazia.

 

Qual è il significato per l’Islam della decisione di dedicare una moschea a Gesù Cristo, il fondatore della religione cristiana?

 

Come musulmani crediamo in tutti i profeti e inviati dell’unico Dio, dal primo, Adamo, a Noè, Mosè, Eber, Abramo, Giuseppe, allo stesso modo in cui crediamo nel nostro profeta Maometto, ultimo profeta e inviato, che ci ha consegnato l’ultimo libro, il Corano, il libro che contiene tutta la religione, come la Torah per gli ebrei e la Bibbia per i cristiani, e che è il libro per tutti i popoli della Terra. Quindi, noi crediamo in Gesù, amiamo Gesù come un profeta mandato da Dio Onnipotente, è questo è parte profonda della fede dei musulmani di tutto il mondo.

 

Cosa intende fare in futuro il governo giordano per garantire alle minoranze religiose e ai cristiani piena cittadinanza e uguali diritti?

 

Il governo giordano riconosce già alle minoranze religiose, e specialmente ai cristiani, piena cittadinanza e uguaglianza di diritti. Infatti, vi sono cristiani ministri, parlamentari, ambasciatori, giudici, dottori, nella polizia e nell’esercito e che insegnano nelle scuole e nelle università. Non credo che ci sia un altro Paese al mondo che riconosca ai non musulmani i diritti concessi dalla Giordania. Perfino in paesi europei non troviamo una simile situazione di uguaglianza: le minoranze religiose in Giordania hanno piena cittadinanza e uguaglianza di diritti.

 

La presenza dei cristiani in Giordania può aiutare lo sviluppo dei diritti delle donne, della giustizia sociale e delle riforme politiche che il Regno Hascemita sta cercando di attuare?