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LIBIA/ Ecco tutte le incognite del dopo Gheddafi

Pubblicazione:lunedì 5 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 8 settembre 2011, 15.18

Foto: Ansa Foto: Ansa

Mentre a Parigi gli amici della “Nuova Libia” disegnano il futuro del paese, si aprono una serie di incognite sui possibili scenari, offuscate, fino ad oggi, dal raggiungimento dell’obiettivo comune dell’abbattimento del raìs che in qualche modo aveva messo tutti d’accordo: europei, americani, capi tribù, vertici del Consiglio Nazionale di Transizione, fino ai gruppi armati di varia estrazione che combattevano nelle diverse zone del paese.

Dopo i primi momenti di esaltazione, seguiti alla conquista della capitale da parte dei ribelli, il ritorno alla realtà è stato, però, tanto repentino quanto doloroso. Qual è la Libia che Gheddafi ci lascia “in eredità”? E quale sarà il suo futuro? Senza voler peccare di eccessivo pessimismo è quantomeno evidente che le incognite sono molte e dipendono da numerose e complesse variabili di cui è indispensabile tenere conto per cercare almeno di ipotizzare il futuro del paese.

In questi mesi di guerra si è parlato spesso del Consiglio Nazionale di Transizione come del principale interlocutore della “Libia che verrà”. A sancire questo importante ruolo è stato, nei giorni scorsi, il vertice di Parigi in cui il Cnt è stato riconosciuto come unica e legittima autorità nel paese da circa 50 stati, Russia e Algeria compresi. A ciò si aggiunga che al Consiglio verrà destinata una cospicua porzione dei beni libici bloccati all’estero e ora scongelati. Mai come ora, dunque, appare necessario capire se le speranze degli “amici della Libia” siano o state o meno ben riposte. Di che istituzione stiamo realmente parlando? E qual è la sua reale capacità rappresentativa?

In realtà, al di là delle dichiarazioni rese da Mahmud Jibril, attualmente a capo del Governo provvisorio, che durante le su numerose visite nelle capitali occidentali si è più volte vantato di  “guidare una rivoluzione che sarà in grado di assumere la guida del Paese”, sappiamo decisamente poco di questo organo e dei suoi membri, fatta eccezione per pochi volti noti e non sempre trasparenti. Eppure il Consiglio sembra aver ben chiaro il futuro del paese: una grande Libia repubblicana con un nuovo governo nazionale, una costituente, una legge elettorale ed elezioni legislative nel giro di 20 mesi. Insomma, il migliore dei mondi possibili, che però pecca forse di eccessivo ottimismo, soprattutto alla luce del fatto che questo organo, con un assetto interno incerto e traballante, in cui si susseguono rimpasti e difficili compromessi tra i vari esponenti e le varie correnti interne, non sembra poter garantire la rappresentatività delle molte anime della rivolta che, dopo aver combattuto per la liberazione del paese, presenteranno il conto chiedendo la propria “porzione” di potere.


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