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SCENARI/ Dalla Libia alla Siria, identikit del "nuovo islam" che vuole il potere

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In Libia (Ansa)  In Libia (Ansa)

Questa dimensione dell’Islam nel mondo arabo - sempre strategicamente celata in primis dai regimi arabi che si sentivano da essi minacciati, e secondariamente dalle distorsioni demonizzanti che il terrorismo di matrice islamista e le grossolane semplificazioni occidentali hanno dato di questa religione - ci testimonia una realtà molto meno scontata di quanto la si possa comunemente rappresentare - soprattutto da parte di noi occidentali - eppure non meno potenzialmente insidiosa: l’Islam ha tentato, in primo luogo, di imporsi sulla scena politica come forza alternativa al nazionalismo arabo, strumento di coesione sociale fondato sul dato etnico (e non confessionale) tramite cui i regimi arabi hanno acquisito il controllo dello spazio pubblico a partire dall’emancipazione coloniale degli Stati. Il successo del nazionalismo arabo, che si è fondato sostanzialmente sulla lotta contro l’irredentismo israeliano, è stato sfruttato dai governanti arabi come mezzo di legittimazione del potere. L’Islam, invece, nelle organizzazioni della società civile (partiti politici o organizzazioni di varia natura) è stato sempre temuto e oppresso in quanto non coincidente con la misura di un mondo che aveva fondato la sua identità sul concetto di “arabità” e in opposizione alle vicine potenze mediorientali a referenza islamica: la Turchia, che richiamava alla memoria la dominazione ottomana per le genti arabe e l’Iran a partire dal 1979, anch’esso non privo di ambizioni egemoniche sul mondo arabo.

Ma nello stesso tempo l’Islam è stato anche il bacino di confluenza di tutte le forme di opposizione politica che hanno rifiutato la gestione del potere attraverso la corruzione e la cleptocrazia. Nell’Islam hanno in sostanza trovato rifugio anche i giovani diplomati, i laureati, gli imprenditori frustrati e non assorbiti dal network di privilegi arbitrari del potere politico. Se guardiamo agli ordini professionali in Egitto, per esempio, ci possiamo chiedere perché mai tutti i giovani professionisti egiziani voterebbero per i Fratelli Musulmani? La risposta è in realtà molto semplice: questi giovani, che hanno una visione moderna dell’organizzazione della vita pubblica, non hanno mai trovato spazio in una società dove il personalismo ha sempre prevalso sulla meritocrazia e dove chi non era con il regime era contro il regime.

 Ma se guardiamo a tutto il mondo arabo, all’interno di questo Islam emergente si celano in realtà diverse anime: alcune estremamente conservatrici, il cui approdo politico ideale sarebbe la creazione di uno Stato islamico, altre più in grado di conciliarsi - anche grazie al confronto con un contesto più liberale - con i vincoli della modernità politica e del pluralismo, come testimonia il caso di al-Nahda in Tunisia.



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