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Esteri

CORNO D’AFRICA/ Maria (Avsi): cosa sarà di quei bimbi che mangiano la polvere?

La vita nella baraccopoli di Dadaab in Kenya descritta da MARIA LI GOBBI di Avsi. “Camminando incontri sempre i bambini, bianchi di polvere, che continuano ad urlare Hello!, How are you?”

La popolazione somala colpita dalla carestia (Ansa)La popolazione somala colpita dalla carestia (Ansa)

La baraccopoli di tende che si vede arrivando con l’aereo a Dadaab è immensa e fa impressione, soprattutto a chi l’ha vista nascere. Più di 17.000 persone trasferite nell’ultimo campo attrezzato dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) negli ultimi tre mesi, altre 800 nel campo più recente, ancora immerso nella scomoda boscaglia semidesertica che circonda Dadaab. Qua mancano ancora le connessioni dell’acqua, non c’è nulla. Vento e sterpaglia. È un posto desolato dove le precarie condizioni di chi ci vive emergono in maniera potente e devastante. Non c’è ancora un ospedale attrezzato, solo una tenda che accoglie un presidio medico di prima assistenza.

Ma le persone si sono organizzate. Iniziano la loro nuova vita con lo stesso coraggio e la stessa fiducia che le ha portate ad affrontare il viaggio dalla Somalia al Dadaab, qui in Kenya. Almeno qua sono al sicuro. Disperati perché hanno lasciato tutto ciò che possedevano nel miraggio di una terra promessa che in realtà è un’insieme di grandi tende bianche che si estendono a perdita d’occhio. Ma certo più al sicuro di prima. Nell’altro campo, quello più “anziano”, la vita è diversa. Ci sono negozietti che vendono di tutto. Ci sono i punti di ritrovo per la preghiera. Le persone si incontrano, camminano, passano la giornata come meglio possono, guardando in maniera diffidente e incuriosita tutte le telecamere e le macchine fotografiche che arrivano per cogliere istantanee della loro vita. Il vento è così forte da togliere la visibilità o far crollare le grandi tende adibite a magazzino per il cibo o altri generi di prima necessità. L’unico odore che si sente è quello della terra. La terra sabbiosa di Dadaab ricopre tutto e rende le tende bianche un tutt’uno con il paesaggio circostante in un solo giorno.

Persone, case, automobili … tutto dello stesso colore rossiccio che dona un qualcosa di surreale all’ambiente. La terra ti entra negli occhi e nella bocca, ti avvolge i capelli e ti si appiccica addosso. Impossibile lavarsela via, l’acqua non va sprecata. Camminando incontri sempre i bambini. Sono centinaia, curiosi, in giro a gruppetti. Continuano ad urlare “Hello!” “How are you?” in una maniera continua e quasi ossessiva.