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11 SETTEMBRE/ 1. Parsi: perché oggi siamo meno liberi di prima?

L'attacco alle Torri gemelle, 11 settembre 2001 (Immagine d'archivio) L'attacco alle Torri gemelle, 11 settembre 2001 (Immagine d'archivio)

Osama bin Laden intese attaccare l’Occidente «crociato e sionista». Questo ha dato, almeno all’inizio, un sapore tutto ideologico al nuovo decennio, nel quale l’occidente sotto attacco era stato portato a rimettere in discussione se stesso, a ripensare i propri valori, laici o trascendenti. Juergen Habermas, tra gli altri, disse di avere riscoperto il significato della religione nello spazio pubblico proprio con gli eventi dell’11 settembre. Voleva dire era che per capire le motivazioni che stanno dietro i movimenti sociali e la violenza antisociale, si doveva ancora una volta tenere in considerazione la religione e non solo i problemi economici o politici. «Ma nei moventi normali rientrano sempre cause ideali» osserva Parsi, «e le cause ideali non sono pensabili senza un riferimento più o meno diretto all’elemento religioso. Che nella vita politica americana è sempre stato molto forte. Pensiamo allo scenario mediorientale, in cui la divisione tra sciiti e sunniti è politicizzata in maniera anche violenta, in cui la divisione tra ebrei e non ebrei in generale è politicizzata in maniera anch’essa violenta, e dove la divisione tra sciiti, sunniti da un lato e cristiani dal’altro è sempre molto tesa e può assumere risvolti drammatici. In questo senso il rilievo di Habermas è scontato e non dice nulla di nuovo. D’altra parte la politica estera deve tenere conto di qualunque fattore che possa influenzare le scelte di sicurezza. Estromettere il fattore religioso dalla scelte politiche sarebbe innaturale e forzato».

Non sta nella presunta «guerra di civiltà» condotta sotto il vessillo della religione, il dato storico più rilevante, secondo Parsi, anche se molti hanno ostinatamente interpretato gli ultimi dieci anni sotto questa luce. «La realtà, secondo me, è un’altra. Ciò che l’11 settembre ha realmente portato di nuovo è un profondo cambiamento nel grado di libertà all’interno degli Stati Uniti e di molte democrazie occidentali. Siamo meno liberi oggi rispetto a prima dell’11 settembre, meno liberi perché preoccupati di minacce terroristiche che si sono rivelate molto meno persistenti di quanto credessimo. Meno liberi perché abbiamo adottato in maniera non transitoria, ma permanente, delle restrizioni alla libertà prima sconosciute. Qui è stato l’errore, nel non proclamare apertamente una emergenza a termine, e questo ha profondamente influito sulla sensibilità collettiva. L’emergenza è continuata anche dopo l’estinguersi della minaccia terroristica, e continua a giustificare restrizioni delle libertà personali e civili sia per i cittadini americani sia per noi europei. L’11 settembre abbiamo detto “Siamo tutti americani”, ma vada negli Stati Uniti oggi, passi i controlli sull’immigrazione, si accorgerà come non siamo affatto tutti americani, perché si sospetta nei confronti degli stranieri, anche nei confronti di noi occidentali. Viviamo sotto l’occhio vigile di grandi apparati di sicurezza. Direi che le conseguenze sulla rottura di una “comunanza occidentale” sono state molto più dure che non l’azione politica e militare di lotta al terrore».