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PRIMARIE USA/ Santorum e la strategia di Obama per dividere i cattolici

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Rick Santorum (Infophoto)  Rick Santorum (Infophoto)

Se nei decenni passati i cattolici Usa tendevano a votare per il Partito Democratico, nel 2004 c’è stata la svolta con il sostegno a George W. Bush. Da allora, la posizione pro-democratici del mondo cattolico non è più così netta. Se guardiamo la carta d’identità, il candidato ideale dei cattolici in questa tornata elettorale può essere proprio Santorum. Non solo perché è a sua volta cattolico, ma anche per il ruolo che la religione riveste nella sua vita e nei temi della sua campagna. I due divorzi alle spalle di Gingrich rischiano di far dimenticare agli elettori che anche lui è cattolico. Tuttavia, se vogliamo guardare ai temi eticamente sensibili, è ancora la galassia repubblicana a offrire le maggiori certezze su quelle che sono le posizioni della Chiesa americana. La ricerca sulle cellule embrionali e il contrasto all’aborto trovano una sensibilità nel mondo repubblicano, che sicuramente non hanno in Obama.

 

Quindi i cattolici voteranno per i Repubblicani?

 

La realtà è più complessa. Il panorama cattolico americano del resto è molto composito, come quello italiano. Ricordo per esempio che nel 2008, durante le primarie tra Hillary Clinton e Obama, il mondo cattolico era molto più vicino alla prima, che pure è un’ex femminista con posizioni molto estreme sulle questioni etiche. Aveva però quella sintonia e quella vicinanza alla Dottrina della Chiesa sulle questioni sociali, che aveva entusiasmato parte del mondo cattolico soprattutto di quegli Stati come l’Iowa e la Pennsylvania dove all’epoca la crisi economica si faceva particolarmente sentire. Sarebbe sbagliato quindi ridurre il voto cattolico semplicemente alla questione di chi difende meglio i valori eticamente sensibili e la vita in tutte le sue forme. Il mondo cattolico americano per esempio ha recepito bene la riforma della sanità voluta da Obama.

 

Quali sono le contromosse di Obama in vista della sfida finale con il candidato repubblicano?

 

Obama ha scelto non a caso la data di martedì sera per lanciare la sua campagna, con un video rivolto ai suoi attivisti che punta a togliere visibilità ai Repubblicani. Quanto è successo in Iowa lo agevola, e gli consente di continuare a tenere aperte diverse soluzioni strategiche in vista del duello di novembre. L’incubo di Obama è di trovarsi di fronte a un Romney stellare, sicuro vincente e quindi candidato presidenziale dei Repubblicani di fatto già dalla fine di gennaio. Questo scenario non si è verificato, e il fronte repubblicano frammentato consente a Obama di guadagnare tempo ed essere lui stesso, magari indirettamente, il maggiore beneficiario di questo risultato. Obama deve ora galvanizzare la sua base elettorale, delusa nelle sue aspettative, e rappresentata da giovani, comunità afroamericana e soprattutto liberal. Sta cercando di andare a caccia dei consensi negli Stati dell’Ovest, dove si è insediata una quota crescente di ispanici che potrebbero diventare terreno di caccia dei Democratici. Infine, deve mantenere quei due Stati che nel 2008 furono decisivi come North Carolina e Virginia.

(Pietro Vernizzi)



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