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DIARIO GERUSALEMME/ Lo "strano" caso di quella fede che tiene in ostaggio uno Stato laico

Pubblicazione:mercoledì 11 gennaio 2012

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Non cambia molto, comunque. E non sono più un mistero le motivazioni che hanno spinto quella soldatessa a sedersi in un posto riservato agli uomini. “Se l’è andata a cercare”, dicono. Già, perché la soldatessa sapeva di trovarsi su un pullman frequentato solo dagli ultraortodossi e senza paura ha sfidato la sorte. Certa di una nazione che l’avrebbe subito difesa. Israele, da  quando ha abbandonato il suo sentimento religioso, preferisce schierarsi con l’esercito, che – se non altro – infonde sicurezza. Un coro di voci si è dunque scagliato contro gli integralisti, ma il giorno dopo è tornato tutto come prima: gli autobus sono tornati a girare e i giornali si sono messi presto a parlare d’altro.

Questo tira e molla tra i gruppi ultraortodossi e Israele dura dal 1948. Cioè da quando bisogna votare per eleggere un governo. Destra e sinistra sono sempre in cerca di un pugno di voti. E con buona pace di tutti, la carta che fa vincere le elezioni viene pescata dal mazzo degli ultraortodossi, puntualmente l’ago della bilancia. Nonostante il loro dichiarato antisionismo, la maggior parte si reca alle urne e vantano anche una rappresentanza alla Knesset.

Forse è per questo che gli ultraortodossi possono permettersi di dar vita a proteste di cattivo gusto sull’olocausto, di attaccare continuamente chi gli dà da mangiare, e di essere coccolati e viziati: anche Gerusalemme val bene una “messa”. Per tutti, destra e sinistra.



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