BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DIARIO GERUSALEMME/ Lo "strano" caso di quella fede che tiene in ostaggio uno Stato laico

Il recente caso di una soldatessa insultata su un autobus ripropone la questione degli ebrei ultraortodossi e del peso che hanno nella società ebraica. Da Gerusalemme, ANDREA AVVEDUTO

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Gerusalemme. Nei giorni scorsi la polizia ha arrestato un ebreo ultraortodosso accusato da una soldatessa di averla insultata perché si era seduta accanto ad alcuni uomini su un autobus. Di lì a poco la foto dei bambini vestiti come prigionieri di Auschwitz in segno di protesta avrebbero fatto il giro del mondo. Gli episodi dei giorni scorsi hanno insomma riportato – e succede ciclicamente – l’attenzione del mondo sulla realtà degli ebrei ultraortodossi in terra d’Israele. Questi ebrei, rintracciabili solo in alcuni quartieri gelosamente protetti della Città Santa, costituiscono una piccola – ma significativa – fetta della società israeliana: generalmente non lavorano, non prestano il servizio militare e operano una netta distinzione tra uomini e donne nei posti pubblici. Mettono la Torah a guida suprema della loro vita, e scelgono di meditarla continuamente.

Per questo motivo vengono mantenuti dallo Stato e in alcuni casi hanno a disposizione anche alcuni pullman interamente per loro. Mezzi pubblici che seguono un percorso atipico per non mescolarsi agli altri. Zone franche dove ogni capriccio diventa legge. In generale godono di parecchi privilegi in una società ormai sempre più secolarizzata. Anzi, spesso si accaparrano anche il diritto di insultare una donna che si è seduta dove “non avrebbe dovuto” e di mettere in scena una strumentalizzazione così bassa dell’Olocausto che per molto meno alcuni sono stati cacciati dal paese.

Ciò nonostante, il governo continua a tollerare e – di fatto – a mantenere le richieste di questa piccola fetta di società, che, seppur piccola, conta al suo interno diversi correnti. Ad animare la schiera dei fondamentalisti religiosi ci sono quelli che rifiutano lo Stato d’Israele (intuizione del laico David Ben Gurion), mentre i più moderati prestano addirittura servizio nell’esercito (a patto di non essere comandati da donne ufficiali). Mentre i protagonisti dei giorni scorsi sono quelli che – per intenderci – espongono la bandiera della Palestina sul balcone di casa propria, e non è un mistero che tra di loro si celi anche chi accetta di collaborare con l’Autorità Palestinese per boicottare il progetto sionista. “Pagati”, direbbe Sgarbi. “Parassiti”, si sente invece passeggiando per le vie di Gerusalemme.