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HAITI/ A due anni dal terremoto il "piano Marshall" migliore è quello di Giovanni Paolo II

Il presidente Martelly ha scelto di dare la priorità a due sfide: l’educazione e il lavoro. Ma, avverte MARIA TERESA GATTI, serve una visione che parta dalle forze vive della società

I volontari di Avsi si prendono cura degli abitanti di Haiti I volontari di Avsi si prendono cura degli abitanti di Haiti

“È proprio necessario che le cose cambino… Il vostro (Haiti) è un bel Paese, ricco di risorse umane. E si può parlare  di un sentimento religioso innato e generoso, della vitalità e del carattere popolare della Chiesa. Occorre che i 'poveri' di tutti i tipi riprendano a sperare. C’è infatti certo un profondo bisogno di giustizia, di una migliore distribuzione dei beni, di una organizzazione più equa della società, con una maggiore partecipazione, una concezione più disinteressata del servizio da parte di tutti coloro che hanno delle responsabilità; c’è il desiderio legittimo, per i mass media e la politica, di una libera espressione che rispetti le opinioni degli altri e il bene comune; c’è bisogno di un più libero e facile accesso ai beni e ai servizi che non possono restare appannaggio di qualcuno: per esempio la possibilità di mangiare a sufficienza e di essere curati, l’abitazione, la scolarizzazione, la vittoria sull’analfabetismo, un lavoro onesto e dignitoso, la sicurezza sociale, il rispetto delle responsabilità familiari e dei diritti fondamentali dell’uomo. In breve, tutto ciò che fa sì che l’uomo e la donna, i bambini e gli anziani conducano una vita veramente umana. Non si tratta di sognare ricchezze o società dei consumi, ma si tratta, per tutti, di un livello di vita degna della persona umana, dei figli e delle figlie di Dio. E tutto questo non è impossibile se tutte le forze vive del Paese si uniscono in un medesimo sforzo, contando anche sulla solidarietà internazionale che è sempre auspicabile”.
Sembrano scritte oggi, a 2 anni di distanza dal devastante terremoto che ha ucciso 230mila persone e messo per strada altre 600mila, all’inizio del mandato di un Presidente eletto e di un governo nuovo, e invece sono parole pronunciate dal Beato Giovanni Paolo II a Port au Prince il 9 marzo 1983, alla chiusura del Congresso Eucaristico che aveva come tema “Bisogna che qui qualche cosa cambi”.
Da allora, sicuramente qualcosa è cambiato, molto più in questi ultimi due anni che non in quelli precedenti. Una capitale da ricostruire, insieme a maggiore libertà, a maggiore consapevolezza, a una forte (forse troppo) presenza della comunità internazionale.