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Esteri

SUDAN/ Il missionario: una guerra fomentata dall’odio anti-cristiano e dal petrolio

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Per cancellare il cristianesimo dal Sud del Paese, durante la guerra lo ha riempito di spie, di militari e di moschee, ma qui l’Islam non ha mai attecchito. La Chiesa ha pagato un caro prezzo, perché il Nord ha capito che il sostegno all’indipendenza del Sud Sudan veniva dai vescovi cristiani. Questi ultimi hanno sempre spinto perché le persone non rinunciassero alla propria dignità, e questo poi è stato determinante anche da un punto di vista politico. Salva Kiir Mayardit, presidente del Sud Sudan, lo ha riconosciuto scrivendo al padre generale dei Comboniani per invitarlo nel giorno in cui si è celebrata l’indipendenza del Paese, e affermando che “il Sud Sudan sarà per sempre indebitato nei confronti dei missionari comboniani”. Tanto è vero che buona parte degli attuali ministri ha studiato nelle scuole comboniane o si è recato nelle università all’estero grazie al nostro sostegno economico.

 

Nel Sud le moschee sono rimaste?

 

A differenza di quanto avviene alle chiese nel Nord, qui al Sud nessuno ha mai bruciato le moschee. E questo rispetto da parte dei cristiani del Sud Sudan è proprio un frutto dell’evangelizzazione, che ha insegnato come sia fondamentale guardare all’uomo e non all’ideologia. Fra qualche mese nel Nord Sudan sarà invece imposta la sharia, e quella presente nel Paese diventerà una Chiesa perseguitata.

 

(Pietro Vernizzi)

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