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Esteri

SIRIA/ E ora l’Italia rischia una nuova Libia

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Per questo, però, occorrerebbe avere un disegno di politica estera che peraltro, nel caso della Siria e del Levante in genere, manca da tempo. Avendo coinciso con l’inizio della crisi del governo Berlusconi e poi con tutto ciò che ne è seguito fino all’entrata in carica del governo Monti, la vicenda siriana - a parte estemporanee note di cronaca televisiva sui disordini e la loro repressione - non è stata purtroppo sin qui seguita in Italia con l’attenzione che merita. D’altro canto, cosa sorprendente ma vera, benché le relazioni internazionali abbiano un’incidenza cruciale sia sull’economia che sulla vita pubblica del nostro Paese, né i partiti, né la stampa ne parlano molto; e quando ne parlano di solito lo fanno in modo strumentale a esigenze contingenti di politica interna.

Basti pensare, ad esempio, a come in un battibaleno la Libia sia scomparsa dalla scena. Prima non passava giorno senza che ce ne parlassero in diretta da Tripoli come della questione più importante della quale dovevamo occuparci. Caduto Berlusconi e confermati i contratti dell’Eni, a Tripoli e a Bengasi possono fare quello che vogliono: a noi non ce ne importa più nulla. In circostanze poi straordinarie, come quelle che hanno portato alla formazione del governo Monti, è come se tutto il mondo cominciasse al Quirinale e finisse a Montecitorio (a parte la sponda dell’“Europa” che ormai nel bene o nel male non è più un vero “estero”). Perciò non ha tra l’altro suscitato la minima reazione il fatto che il presente governo sia deliberatamente nato senza alcun disegno di politica internazionale tanto da avere a capo del ministero degli Esteri un diplomatico in aspettativa: insomma più un commissario che un ministro.

Si può andare avanti così? A nostro avviso, l’Italia non se lo può permettere.

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COMMENTI
17/01/2012 - d'accordo ... (Giorgia Cecconi)

Sono d'accordo con l'articolo in linea generale, sottolineo che se cadesse Al Assad si complicherebbe la vita dei siriani e si tornerebbe indietro di anni nella loro nazione. che ci si creda o no, l'attuale presidente rappresenta il progresso e la libertà. e per quanto ci riguarda, da italiani, siamo stati sempre in ottimi rapporti con la Siria. la Libia, forse, in altri termini ci era congeniale. Maggioranze sunnite, minoranze sciite e cristiane (che poi ci rimettono sempre..vedi Egitto). Speriamo nel meglio, soprattutto per la popolazione siriana (a cui sono molto legata) dai sunniti ai cristiani. Auguro loro una piena libertà e un sicuro progresso.