BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Geninazzi: sarà l'Egitto a decidere la sorte dei cristiani in Medio oriente

Pubblicazione:lunedì 2 gennaio 2012

Piazza siriana (Infophoto) Piazza siriana (Infophoto)

Questo è il secondo grande conflitto all’interno del mondo islamico: da una parte c’è la componente sciita e dall’altra quella sunnita. Ed è realmente uno scontro radicale, pesante e potenzialmente brutale, che non si limita a un dibattito intellettuale o teologico, ma è diventato un contrasto tra Stati, governi e popoli che può fare saltare per aria l’intera zona, già di per sé turbolenta dal punto di vista geopolitico. L’Iran oggi è alla testa della riscossa sciita, che in Siria vede la minoranza alawita rappresentata da Assad decisa al tutto per tutto pur di schiacciare la maggioranza sunnita. Ma ci sono anche altre situazioni meno clamorose, come il Bahrein, dove una maggioranza sunnita appoggiata militarmente dall’Arabia saudita tiranneggia la minoranza sciita. E lo stesso avviene anche in Iraq e Libano. L’Iran è il grande maestro che sta dietro le quinte di questi giochi, e che ormai è l’unico alleato della Siria, soffia sul fuoco in Iraq ed è l’avversario numero uno di Israele.

 

Fino a che punto l’Occidente è stato in grado di scegliere i suoi interlocutori in Medio Oriente e fino a che punto ha commesso solo una serie di errori?

 

Non li ha scelti, se li è trovati davanti e ha preso quello che c’era. Usa ed Europa all’inizio appoggiavano Mubarak. Ben Alì è scappato il 14 gennaio 2011, ma tutti dicevano che l’Egitto era un Paese completamente diverso. Poi invece il presidente egiziano è stato abbandonato dai suoi ex alleati, Usa e Stati europei. In Libia abbiamo visto gli stessi tentennamenti, fino a quando la Francia ha rotto gli indugi e con un’accelerata eclatante ha imposto alla Nato i bombardamenti. L’eccezione finora è rappresentata dalla Tunisia, dove dopo la caduta di Ben Alì oggi c’è un nuovo interlocutore e si chiama Ennahda. Mentre in Egitto la situazione è ancora molto caotica, in Libia il Cnt è ancora “un’araba fenice”, e in Siria Assad si tiene avvinghiato al potere. Il punto è che tra i quattro Paesi la Tunisia è il meno importante, mentre i più decisivi sono proprio gli altri tre.

 

Per i cristiani in Medio Oriente, il 2012 sarà sempre più difficile o sarà l’inizio di un nuovo ruolo nella vita pubblica delle società arabe?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >