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SCENARIO/ Quel realismo che può salvare l’Europa dalla Germania

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Quest’ultima, infatti, ritornata da protagonista - e non da terreno di scontro tra opposti schieramenti come durante il bipolarismo - al centro della politica europea con il crollo del Muro di Berlino, sembra sempre più subire il fascino perverso sia dell’idealismo, sia del cinismo. La Germania, da un lato, è sentimentalmente idealista perché ritiene se stessa la più virtuosa delle nazioni d’Europa. Una nazione che non può non insegnare agli altri paesi come ci si deve comportare. E fa di questa falsa virtù - proprio perché ottenuta scorporando dal suo debito pubblico le passività del Kfw, le quali farebbero balzare quasi a quota cento l’incidenza del debito sul prodotto interno lordo - lo strumento di accusa verso gli Stati “cicala” suoi vicini, come l’Italia, che nel corso degli anni hanno creato (con gravi responsabilità) un enorme dissesto nei loro conti pubblici.

Dall’altro lato, la Germania è anche realista perché antepone in modo miope ed egoistico al futuro del progetto europeo il proprio interesse nazionale (o, almeno quello di una parte del suo ceto politico che, ormai prossimo alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, è concentrato solo nel non perdere consenso tra l’elettorato tedesco). Segnali di questa tendenza sono evidenti non solo nell’estrema lentezza con cui i tedeschi si sono mossi nei confronti della Grecia, ma anche nel loro tergiversare verso l’ipotesi di trasformare la Bce in un prestatore di ultima istanza.

Forse, per uscire dalle secche di questa grave situazione che attanaglia i Paesi membri dell’Unione europea ormai da molti mesi e che sembra non offrire soluzione che i mercati non siano pronti a bocciare continuamente, sarebbe utile che i diversi Stati del Continente - e, soprattutto, la Germania - cercassero di far proprio il “realismo cristiano” di Niebuhr. Soltanto uno sguardo realistico, ma non cinico, sull’impasse attuale può permettere di riscoprire e rinvigorire quell’ideale - spesso tradito dalla costruzione istituzionale successiva - verso cui Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi guardavano nel momento fondativo dell’Europa.

Soltanto uno sguardo realistico, e pieno di speranza perché cristiano, può impedire che alla crisi finanziaria o politica possa succedere - per dirla con Ernst Nolte - una nuova “guerra civile europea”.

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