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GENOCIDIO ARMENO/ Così la legge sulla memoria fa "esplodere" la Turchia

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Nicolas Sarkozy (Foto: Infophoto)  Nicolas Sarkozy (Foto: Infophoto)

Il Senato francese ha approvato ieri la legge, che in precedenza era già passata alla Camera bassa, con cui si stabilisce che in Francia è reato negare il genocidio degli armeni perpetrato in Turchia nel 1915: un massacro pianificato che nell’arco di un anno costò la vita da un minimo di un milione a un massimo di un milione e mezzo di armeni, uomini, donne, vecchi e bambini. Manca adesso soltanto la sua promulgazione da parte del presidente Sarkozy, ma già il governo turco ha reagito duramente. Per meglio comprendere come mai questa tragedia avvenuta nell’allora Anatolia ottomana quasi un secolo fa sia ancora oggi di un’attualità politica così bruciante sia in Turchia che in Francia occorre ricordare da un lato che la nuova Turchia nata dalle ceneri dell’Impero Ottomano negli anni ’20 del secolo scorso ha sempre negato questo olocausto (anche perché se lo ammettesse l’ombra delle responsabilità al riguardo si allungherebbe fino a raggiungere il “padre della patria” Mustafà Kemal Atatürk). E occorre ricordare dall’altro che la massima parte dei superstiti, circa 600 mila, si rifugiarono in Francia dove i loro discendenti hanno tra l’altro una forza elettorale che nessun candidato alle imminenti elezioni presidenziali può ignorare; tanto più Sarkozy che per il momento i sondaggi danno per perdente. A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che Sarkozy è figlio di un ebreo di Salonicco che nacque cittadino ottomano in una città dove i suoi antenati espulsi dalla Spagna erano stati accolti e avevano potuto prosperare. Il governo di Ankara non ha esitato perciò ad accusarlo per questo di sconveniente ingratitudine; e lui, nel tentativo di salvare il salvabile, arrampicandosi arditamente sui vetri ha già comunicato al premier turco che la legge in questione non si rivolge contro nessun Paese in particolare.

Prima di procedere oltre nell’esame della questione vale la pena di dare qualche ulteriore informazione sul genocidio armeno, forse ignoto a molti e soprattutto ai più giovani, tanto più che ben raramente i manuali di storia ne parlano (mi si permetta di dire che una di queste rare eccezioni è Alle radici del domani, una manuale per scuola secondaria di primo grado, ultimamente edito dalla De Agostini, che venne realizzato anche con il mio contributo). Quello degli armeni fu il primo dei tre grandi genocidi del ’900; e ci sono prove che la reazione internazionale relativamente modesta che esso suscitò fecero pensare a Hitler che si sarebbe potuto lo stesso con gli ebrei senza dover mettere in conto un contraccolpo insostenibile sulle relazioni della Germania con il resto del mondo.  Edito per la prima volta nel 2004 e poi più volte ristampato, La masseria delle allodole, un romanzo scritto dalla scrittrice italo-armena Antonia Arslan rielaborando memorie di famiglia, delinea un quadro realistico e commovente di quella immane tragedia: è una lettura da raccomandare a chiunque voglia farsi un’idea di ciò che fu il primo genocidio del ‘900.


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COMMENTI
25/01/2012 - ben detto! (alberto cremona)

Grazie, un ottimo articolo... è incredibile la totale assenza di politica estera italiana ma anche europea: ubbidiamo solo ai nostri padroni israeliani, ma così saremo sempre e solo più saccheggiati e rovinati.