BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

IL CASO/ 2. La morte di padre Nassar segna il destino dei cristiani?

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

La parola “terroristi” può essere usata in senso molto generico. L’opposizione ormai non è più solo quella classica della Primavera araba, composta cioè da giovani che protestano contro un regime. Ormai è sempre più evidente che in Siria esiste un’opposizione armata, prima di tutto proveniente dai disertori dell’Esercito, ma anche dall’esterno, e cioè da Arabia Saudita, Qatar e gli altri Paesi sunniti. Ed è probabile che ci sia anche qualche gruppo che si ispira ad Al Qaeda. L’aspetto più inquietante che emerge dall’uccisione di padre Bassilius Nassar ad Hama è che l’opposizione armata è legata a doppio filo a un’ideologia fondamentalista, se non addirittura salafita. Nel corso di alcune manifestazioni di protesta per le strade siriane, è stato scandito addirittura lo slogan: “Assad nella tomba, i cristiani a Beirut”.

 

Qual è il significato di questo slogan, che è ben diverso da quelli scanditi in piazza Tahrir un anno fa?

 

Anche in Siria esiste un’opposizione non violenta, che all’inizio della Primavera araba si ispirava ai valori di dignità e democrazia come in piazza Tahrir, anche se sappiamo poi come sono andate a finire le elezioni sia in Egitto sia in Tunisia. In Siria la componente liberale coesiste però a fatica con altri elementi armati e integralisti. Lo slogan “Assad nella tomba, i cristiani a Beirut” significa che alawiti e cristiani sono coloro che sostengono il regime e quindi se questi i primi vanno fatti fuori, i secondi devono essere cacciati nell’unico Paese dove si ritiene che possano essere ospitati, cioè in Libano.

 

Ma allora perché il Consiglio Nazionale Siriano rivendica che i cristiani starebbero dalla loro parte? E’ solo propaganda?