Esteri
sabato 28 gennaio 2012
Nella primavera del 2010, l’emittente via cavo HBO decise di mandare in onda una miniserie televisiva in dieci puntate: The Pacific. Ciascuna puntata ripercorreva gli avvenimenti principali di quella Guerra del Pacifico, che l’America aveva combattuto durante il secondo conflitto mondiale. All’indomani dell’attacco giapponese alla base navale di Pearl Harbor, infatti, gli Stati Uniti erano entrati in guerra non soltanto nello scenario europeo, ma anche sul fronte del Pacifico (dove il successo militare del Giappone era altrettanto rapido di quello tedesco nel Vecchio continente). Prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks, la miniserie ebbe immediato successo e quello stesso anno riuscì a vincere ben otto Emmy Award. Oltre a rappresentare un’avvincente ricostruzione storica, che ha avuto il merito di portare alla conoscenza del grande pubblico una parte spesso dimenticata del XX secolo, la produzione televisiva è stata anche in grado – più o meno consapevolmente – di anticipare lo spirito dei tempi, riportando l’attenzione americana su una regione geopolitica per lungo tempo ritenuta quantomeno marginale.
Sull’ultimo numero di «Foreign Policy» del 2011, infatti, è comparso un lungo articolo di Hilary Clinton dal titolo assai evocativo: America’s Pacific Century. Riprendendo e parafrasando la famosa definizione coniata da Henry Luce, storico editore della rivista «Time», secondo il quale il Novecento sarebbe stato l’«American Century», il Segretario di Stato illustra le linee fondamentali della nuova politica estera degli Stati Uniti. Il futuro geopolitico dell’ordine mondiale – osserva la Clinton – non verrà deciso né in Iraq né in Afghanistan, bensì nella zona dell’Asia-Pacifico. L’America – aggiunge – per difendere leadership, valori e interessi, dovrà pertanto attuare «un crescente investimento diplomatico, economico e strategico, nella regione». Il Segretario di Stato dell’Amministrazione Obama, affermando in sostanza una imprescindibile corrispondenza biunivoca tra il proprio Paese e quest’immenso quadrante geostrategico, ritiene non solo che l’Asia sia «cruciale per il futuro dell’America», ma anche e soprattutto che l’impegno americano nella regione risulti «vitale per il futuro dell’Asia».
Il viaggio del Presidente degli Stati Uniti in alcuni Paesi nell’area del Pacifico ha rafforzato la strategia asiatica americana. La partecipazione al vertice dell’Apec, la ricerca di una collaborazione ancora più stretta con la Cina, l’intenzione di aprire una zona di libero commercio trans-nazionale nella regione, sono tutti elementi di quello smart power sempre più al centro della politica estera degli Stati Uniti.
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