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EGITTO/ Mikawy: i militari vogliono fermare la pace tra cristiani e musulmani

Pubblicazione:giovedì 5 gennaio 2012

Messa in Egitto (Imagoeconomica) Messa in Egitto (Imagoeconomica)

I salafiti hanno bisogno di essere aiutati a capire se stessi. Sono inesperti, ma molti di loro sono persone molto gentili. Essendo soprattutto dei religiosi, per loro la politica è una cosa strana. Ma nello stesso tempo hanno bisogno di fare questa esperienza e di imparare a rapportarsi con persone che la pensano in modo diverso da loro. Un anno fa ci fu il terribile attentato nella chiesa di Alessandria. Ieri si è tenuto un festival organizzato da cattolici e ortodossi, con salafiti e giovani egiziani che proteggevano l’edificio nel quale si svolgeva l’evento. Oggi quindi l’intera situazione in Egitto è cambiata rispetto a un anno fa.

 

Ritiene invece che il rischio di un golpe militare sia ancora elevato?

 

Sì. Siamo alla nostra prima esperienza di democrazia, e se leggiamo la storia degli altri Paesi ci troviamo di fronte a una serie infinita di casi in cui deposto un dittatore, al suo posto è subentrato l’esercito che ha soppresso qualsiasi dissenso. Soffocandolo giorno dopo giorno, mese dopo mese, fino a creare un nuovo regime. Abbiamo paura che il futuro in Egitto ci riservi questa realtà. Non c’è nulla che possa proteggere il nostro cammino verso la democrazia, in quanto l’Egitto non ha una Costituzione.

 

Il procuratore Suleiman ha chiesto la condanna a morte per Mubarak. In quanto magistrato, lei che cosa ne pensa?

 

Attendiamo la sentenza prevista per il 25 gennaio. Ma le richieste del procuratore si basano sulle prove fornite dalla polizia. E nel processo a Mubarak, è coimputato proprio l’ex ministro della Polizia, Habib al-Adly. Tanto è vero che il procuratore Suleiman ha dichiarato che i servizi segreti e le forze dell’ordine si sono rifiutati di fornirgli le informazioni richieste e di collaborare in qualsiasi modo con i pm. Al punto che Suleiman ieri in tribunale ha denunciato di essersi trovato di fronte a un rifiuto per qualsiasi richiesta finalizzata a provare la colpevolezza di Mubarak. A quasi un anno dalle sue dimissioni, continuano a proteggere l’ex presidente perché comprendono che se sarà condannato presto giungerà anche il loro turno.

 

(Pietro Vernizzi)



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