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Esteri

SUD SUDAN/ Oltre 3000 morti a Jonglei, ma bilancio da confermare

Joshua Konyi, capo dell’amministrazione della contea di Pibor, nello stato di Jonglei nel Sud del Sudan ha dichiarato che oltre 3.000 persone sarebbero state uccise in pochi giorni

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Joshua Konyi, capo dell’amministrazione della contea di Pibor, nello stato di Jonglei nel Sud del Sudan ha dichiarato che oltre 3.000 persone sarebbero state uccise in pochi giorni dopo le violenze tra comunità commesse, anche se il bilancio, fornito da Konyi all’agenzia francese Afp attraverso un’intervista telefonica, è ancora tutto da verificare. «Abbiamo contato i corpi e abbiamo calcolato che 2.182 donne e bambini e 959 uomini sono stati uccisi», ha affermato il capo dell’amministrazione locale della Contea di Pibor, che ha poi aggiunto che «ci sono stati assassinii in serie, un massacro».  Le Nazioni Unite hanno parlato di probabili centinaia di vittime, mentre il vice-coordinatore degli affari umanitari dell’Onu in Sud Sudan, Lisa Grande, ha detto ieri in una conferenza stampa che «non c’è dubbio che vi siano state vittime. Personalmente mi terrei sull’ordine delle decine, forse delle centinaia, ma in realtà ancora non lo sappiamo». A sentire il quotidiano sudanese Sudan ribune, sembra anche che nei giorni scorsi circa seimila giovani della tribù Luo Nuer hanno fatto una spedizione armata contro i Murle a Pibor, dove sono accusati di furto di bestiame. Per cercare di placare le violenze sono stati anche inviati oltre 2000 poliziotti e soldati dal governo del Sud Sudan, mentre le Nazioni Unite hanno inviato circa mille caschi blu nello stato di Jonglei per contrastare l’avanzata dei giovani armati. Sembra che le violenze tra questi due gruppi, da giugno scorso fino alla fine dell’anno abbiano provocato la morte di oltre mille persone, e solo in un attacco dell’agosto scorso i Murle si scagliarono contro alcuni villaggi dei Nuer, che portò alla morte di oltre 700 persone. Il portavoce dell’esercito del Sud Sudan, Phillip Aguer, parlando con la stampa ha detto che «tutte le armi da fuoco e qualsiasi altro tipo di pistole vedete nelle mani sia dei Murle che dei Lou Nuer a Jonglei sono state deliberatamente fornite loro dal governo Sudanese di Khartum, attraverso il generale rinnegato George Athor, per destabilizzare la sicurezza di questo paese».