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Esteri

NIGERIA/ Barbara (Avsi): nelle nostre scuole i bimbi cristiani e musulmani vivono in pace

Ieri un altro attentato degli islamisti in cui hanno perso la vita 17 cristiani. Una operatrice Avsi, Barbara, ci racconta il suo lavoro e la sua speranza in questo momento così drammatico

Una clinica Avsi in NigeriaUna clinica Avsi in Nigeria

Ieri, appena conclusa l'intervista che vi proponiamo, è giunta notizia che nella città di Mubi, dove erano stati uccisi dagli islamisti cinque cristiani, gli estremisti islamici di Boko Haram hanno compiuto un altro attentato, facendo irruzione in una casa dov'era in corso una veglia funebre per le ultime vittime e uccidendo altre 17 persone di fede cristiana. Sembra non avere fine la violenza fanatica di chi vuole emarginare i cristiani e dividere la Nigeria.

In Nigeria la situazione continua a essere drammatica per i tanti cristiani che ci vivono. Dopo i tragici attentati di Natale che hanno causato un numero enorme di morti, quasi un centinaio, anche ieri una chiesa è stata teatro di un assalto terroristico. Alcune persone sono entrate mentre i fedeli vi erano riuniti e hanno sparato in mezzo al gruppo di fedeli che stava pregando, uccidendone sei e ferendone molti altri. La scia di attentati fa parte di un piano preciso ordito da gruppi fondamentalisti islamici legati ad Al Qaeda che vogliono cacciare i cristiani dalle regioni del nord della Nigeria, zona dove la maggioranza della popolazione è di fede musulmana. Nel Paese africano è residente un gruppo di operatori di Avsi che svolgono uno stimato lavoro in campo educativo e sanitario. IlSussidiario.net ha parlato con alcuni di loro, tra cui Barbara, una operatrice italiana che si torva in Nigeria da diversi anni, per capire come si svolge il loro lavoro soprattutto in questo periodo di estrema difficoltà. Un lavoro che nonostante gli ultimi gesti di estrema violenza continua con grande serenità e coscienza dello scopo: "In Nigeria ho incontrato persone piene di voglia di vivere, di entusiasmo, a volte espressi in maniera grossolana, ma sincere" dice Barbara. "Essere a contatto con tanti drammi, così come con tanta gioia, mi ha svelato ancora di più il dramma dell'uomo, europeo o africano o americano: il bisogno estremo di essere amato in maniera unica. Perfino le tradizioni e i riti più truci gridano questo desiderio di essere amato in maniera assoluta. Non è un grande premio questo?".


Barbara, da quanto tempo è in Nigeria? Ci spiega brevemente di cosa si occupa esattamente?

Sono in Nigeria dal 2005, è stata la prima esperienza di lavoro all'estero, prima lavoravo a Rimini, a dieci minuti di bicicletta da casa mia. Sono la responsabile AVSI per la Nigeria. AVSI in questo Paese lavora nel campo educativo e sanitario con due cliniche e due scuole a Lagos, e poi altre realtà educative al Centro-Nord, in Taraba State.

Potete contare su qualche forma di collaborazione a livello locale?

Non c'è nulla che AVSI faccia da sola, tutto il nostro lavoro è svolto in collaborazione con partner locali, anche perché il principale scopo di AVSI è l'educazione, non solo educare i bambini, ma anche e soprattutto educare adulti che siano in grado di rispondere ai loro bisogni. Si parte spesso da punti di vista differenti  per poi scoprire che cerchiamo lo stesso bene, e ci aiutiamo a vicenda a scoprirlo. Di formazione sono un'amministrativa, però da quando sono qui sto cominciando a capire quanto è importante l'educazione, mia e degli altri, non il certificato scolastico, ma la scoperta delle potenzialità della persona. E qui in Nigeria c'è tanto da scoprire, tanti talenti e potenzialità da aiutare a scoprire. Il mio lavoro è guardare alle persone, collaboratori e bambini, perfino donors, in questo modo: certi del loro valore e del loro bene.

Siete impegnati anche nel nord del Paese, quello a prevalenza di popolazione islamica?

Sì, sosteniamo due scuole al Centro Nord, che è già area musulmana.

Nelle scuole che segue Avsi l'accesso è aperto a tutti, sia islamici, animisti che cristiani?

Le nostre scuole sono aperte a tutti i bambini, sia a Lagos che al Nord abbiamo studenti cristiani, animisti e musulmani. Anche tra i nostri insegnanti ci sono dei musulmani e cristiani pentecostali. Facciamo una proposta educativa ben chiara ai nostri insegnanti. Non importa da dove provengano, ma occorre che accettino il nostro metodo educativo.

Ci può spiegare meglio il contenuto di questa proposta educativa?

Il bambino non è un recipiente da riempire di quello che l'insegnante sa, ma è tirare fuori le sue capacità, aiutarlo a scoprire il significato di tutta la realtà e insieme seguirla. Non è facile, ma anche se abbiamo tante difficoltà economiche non ci facciamo mancare mai questi corsi di formazione. E a questo livello la famiglia del bambino musulmano o l'insegnante musulmano non fa nessuna obiezione, vogliono il bene dei loro figli, hanno lo stesso desiderio di conoscere.