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NIGERIA/ Barbara (Avsi): nelle nostre scuole i bimbi cristiani e musulmani vivono in pace

Una clinica Avsi in Nigeria Una clinica Avsi in Nigeria

Io sono molto grata dell'opportunità della Nigeria, ho conosciuto di più me stessa, ho conosciuto tante persone, ho visto tante persone che realmente cercano la felicità, con tenacia e speranza. Ho incontrato persone piene di voglia di vivere, di entusiasmo, a volte espressi in maniera grossolana, ma sincere. Essere a contatto con tanti drammi, così come con tanta gioia, mi ha svelato ancora di più il dramma dell'uomo, europeo o africano o americano: il bisogno estremo di essere amato in maniera unica. Perfino le tradizioni e i riti più truci gridano questo desiderio di essere amato in maniera assoluta. Non è un grande premio questo?

Come è lo spirito dei cristiani nigeriani in questi giorni particolari, così densi di pericolo?

Abbiamo ricevuto alcune richieste di aiuto, anche una scuola professionale in cui ci sono studenti cristiani e musulmani, creata anni fa proprio per il dialogo tra cristiani e musulmani. Vedremo cosa è possibile fare. Nella prova viene fuori la forza, sono pronti al perdono e al dialogo, soprattutto i cristiani cattolici.

E' cambiato qualche cosa dopo quanto successo a Natale nella vostra vita quotidiana, le abitudini, lo stile di vita?

Io personalmente ci penso su quando è ora di uscire, le cose sono meno scontate, stiamo attenti, siamo prudenti.

Le minacce da parte dei gruppi fondamentalisti hanno fatto fuggire molti cristiani dalle regioni del nord?

No, non abbiamo sentito nessuno che sia fuggito, sono rimasti tutti quelli che conosciamo, con prudenza, ma con coscienza piena che nessuno può decidere al posto di un altro dove e quando andare. Ci sentiamo quotidianamente al telefono, preghiamo gli uni per gli altri.

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