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SIRIA/ Waqqaf: vi spiego perché i kamikaze di Al Qaeda tornano a colpire

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Dopo il ritiro degli americani il governo irakeno ha assunto una posizione più in sintonia con il regime siriano. Quando la Lega araba è intervenuta in Siria, gli unici Paesi a rifiutarsi di applicare le sanzioni contro Assad sono stati Iraq, Giordania e Libano. Il premier sciita irakeno Nuri al-Maliki è arrivato al punto di dire a Barack Obama che non intende chiedere ad Assad di dimettersi, perché non sono affari suoi. L’interesse strategico dell’Iraq quindi è chiaro. Se Assad sarà cacciato e gli estremisti conquisteranno il Paese, la situazione irakena si farà ancora più difficile, e la Siria potrebbe trasformarsi in una base per gli attentatori suicidi contro Baghdad.

 

Non è un’ipotesi un po' troppo pessimistica?

 

Anche senza ipotizzare uno scenario così drammatico, resta il fatto che quello di Assad è un regime laico. Se al suo posto dovesse insediarsi un governo sunnita, le province sunnite dell’Iraq potrebbero dichiarare l’indipendenza dal regime sciita di Baghdad. In Iraq sono in corso delle attività segrete per trasformare lo Stato unitario in uno Stato federale, e dietro a queste mosse ci sono proprio gli scontri tra sciiti e sunniti. I leader irakeni di Al Qaeda non sono affatto contenti del sostegno di al-Maliki ad Assad e ritengono che i due governi stiano formando una coalizione che di fatto ostacola i loro piani terroristici. E’ questo l’elemento che collega gli attentati di Baghdad e di Damasco. Al Qaeda ritiene infatti che l’alleanza tra Iraq e Siria possa portare a un coordinamento in grado di insidiare la sua organizzazione terroristica. L’attentato di Damasco è quindi un avvertimento al governo siriano, per fargli capire che la sua attuale politica lo porterà a scontrarsi frontalmente con Al Qaeda.

 

(Pietro Vernizzi)

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