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SCENARIO/ Chi sceglierà il mondo arabo tra Usa ed Europa?

I cambiamenti in corso nel mondo arabo sono ancora lontani da conclusioni risolutive. Mentre gli Usa hanno ancora una loro politica, l’Europa vi ha dovuto rinunuciare. MICHELA MERCURI

Folla in Egitto (Infophoto) Folla in Egitto (Infophoto)

L’inizio dell’anno, si sa, è sempre il tempo dei bilanci e dei progetti per il futuro. A più di un anno dallo scoppio delle rivolte, dunque, anche una valutazione dei risultati della primavera araba e delle sue prospettive sembra quanto mai necessaria. 

Tra i teorici del “nulla sarà mai più come prima” e coloro che sostengono che “nulla è cambiato”, l’opzione più realistica, e magari più opportuna, sta forse “nel mezzo”, in un più concreto: qualcosa è cambiato ma forse qualcosa può ancora tornare (o restare) come prima. 

È vero che in Egitto e in Tunisia i dittatori sono stati deposti e che anche la Libia, a distanza di qualche mese e con il cospicuo aiuto dell’occidente, ha annientato il “suo” tiranno. Ma nonostante ciò nelle piazze del Cairo e di Tripoli, seppure per motivi diversi, si continua ancora a morire. 

In Egitto, a quasi un anno dalla caduta del regime di Hosni Mubarak, quegli stessi militari che hanno sostenuto le piazze in rivolta per la deposizione del tiranno sparano oggi contro i manifestanti che contestano l’arresto del processo democratico; mentre in Libia, nonostante la formazione di un governo ad interim che guiderà il paese fino alla creazione di un’ assemblea costituente, le fazioni dei ribelli, ancora ben armate, scorazzano per il paese e la guerra civile sembra aver lasciato il posto a una guerra tra bande.

Certo questo è ben “poca cosa”, se paragonato alla tragedia della Siria in cui i  militari continuano a far fuoco sulla folla, mentre il presidente Bashar al-Assad è ancora alla guida del paese e non sono bastate le 5mila vittime (secondo stime recenti di Human rights watch) a far, finora, seriamente traballare il suo potere. 

Se qualcuno spera che gli attori che si sono impegnati nel regime change libico possano ricoprire il ruolo di ago della bilancia anche negli altri scenari più o meno aperti, rischia di rimanere deluso, soprattutto per quanto riguarda l’Unione europea che, rimasta attonita già allo scoppio delle rivolte, non sembra ancora essersi del tutto svegliata dal suo torpore.

Eppure l’Europa ha sempre avuto un grande disegno per il Mediterraneo. Senza voler andare troppo indietro nella storia, basti ricordare il Partenariato Euro Mediterraneo, siglato a Barcellona nel 1995, che voleva ambiziosamente realizzare una politica di cooperazione multiforme, volta a incentivare le riforme politiche nei paesi della “sponda sud” e a porre così le basi per il loro sviluppo economico e sociale. Un grande progetto sulla carta ma un fallimento da un punto di vista pratico.