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KENYA/ L'esperto: dietro l'attentato alla chiesa di Nairobi c'è una "guerra santa" strategica

Pubblicazione:lunedì 1 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 1 ottobre 2012, 14.23

Il campo profughi di Dadaab in Kenya (Foto: InfoPhoto) Il campo profughi di Dadaab in Kenya (Foto: InfoPhoto)

In Kenya la situazione sta peggiorando proprio perché il gruppo di al Shabaab sta subendo numerose sconfitte in Somalia, quindi gli attacchi a cui assistiamo rappresentano violente reazioni a questa perdita di potere. Entrano nel Nord del Kenya attraverso una frontiera molto porosa e spesso si nascondo presso i campi profughi di Dadaab, i più grandi del mondo.

Cosa può dirci invece della situazione nigeriana?

In Nigeria è presente Boko Haram che sta tuttora compiendo numerosi attentati. Tuttavia questo movimento ha origini molto diverse e non è affiliata ad Al Qaeda. Inoltre la situazione è notevolmente peggiorata nella zona del Mali, diviso in due a seguito della dichiarazione d’indipendenza di aprile e il cui controllo è stato preso da gruppi islamici (legati questi ad Al Qaeda).

In che modo la Primavera Araba ha influito nelle dinamiche che stiamo commentando?

Senza dubbio la crisi libica ha influito moltissimo in tutta la fascia saheliana, quindi in quell'area che comprende Mauritania, Mali, Niger e Chad, subito a sud del Sahara. Dopo la caduta di Gheddafi, molti combattenti fedeli al regime sono tornati in questi che sono i loro Paesi d’origine, andando dunque a nutrire le milizie presenti di uomini e armi rubate dai depositi e commercializzate a costi più bassi. 

Quanto potranno intensificarsi gli attacchi in futuro?

Non è facile prevedere cosa accadrà ma, come ho detto, finché il gruppo di al Shabaab continuerà a perdere terreno gli attacchi molto probabilmente continueranno. Per quanto riguarda invece l’Africa dell’Ovest, la situazione resta molto critica dopo che il governo del Mali ha richiesto un intervento militare di una forza multinazionale sotto l'egida dell'Onu: per questo il rischio è di assistere a un'escalation di violenza, anche se più "convenzionale". Infine, per quanto riguarda la Nigeria, è ormai chiaro che molto dipenderà dalle prossime elezioni del 2015: l'attuale presidente è cristiano ma, nel caso in cui dovesse essere sostituito da uno musulmano, è evidente che gli scenari cambierebbero notevolmente.

 

(Claudio Perlini)



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