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ELEZIONI USA/ L'America che spera ancora nella politica

Pubblicazione:lunedì 15 ottobre 2012

(Infophoto) (Infophoto)

Ricordo il giorno della “Inauguration” di Obama, il giorno del suo giuramento come 44° Presidente degli Stati Uniti. Mezza America seguì l’evento tra tv e internet e quasi mezzo milione di persone si raccolsero a Washington Dc. Vi immaginate mezzo milione di persone che si radunano (liberamente festose!) per l’elezione di un politico? Ne conosco parecchi che presero un giorno di ferie (e qui le ferie son proprio poche) per poter dire “I was there”, io c’ero. Mi ricordo anche il momento in cui un pensiero inaspettato mi colpì mentre guardavo (anch’io guardavo) e pensavo, scuotendo la testa tra me e me, a quanto mi sembrasse scioccamente ingenuo porre tanta speranza in un uomo… Il pensiero improvviso? Che non si può fare a meno di sperare! Si può sbagliare la scelta, ma non si può fare a meno di sperare. L’America guarda al presidente come lo guarda perchè il bisogno di sperare è tanto insopprimibile quanto lo sono fame e sete. Si può riporre malamente la propria speranza, ma senza non si vive. Nè come persona nè come paese.

E’ per questo che va bene tutto, ma vogliamo qualcuno che sia “compassionate”, che abbia un cuore di carne, umano e proprio perchè umano, creda in Dio, creda che l’uomo è rapporto con l’Infinito. Il resto – cosi si crede – si può sempre correggere lungo il cammino. Credo che la storia della politica americana lo testimoni.



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