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REFERENDUM SCOZIA/ Una grande lezione di federalismo a Monti e alla Lega

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L’identità scozzese fu forgiata nella sofferenza, nella lotta contro il potente nemico, e dopo secoli non è anacronistico parlare di identità scozzese, che non è solo folklore, kilt o whisky, ma un sentimento profondo. Se ne sono accorti anche gli altri britannici.

Identità, nei tempi della globalizzazione, significa riconoscere un'origine, delle radici, e un destino, un obiettivo. In questo senso la battaglia civile e pacifica della Scozia per il diritto all’autodeterminazione è una pagina significativa della politica nella sua espressione più alta e nobile. Non è un caso che il leader del partito indipendentista non abbia nulla di carismatico, di tribunizio: è un rappresentante della propria comunità che cerca di ottenere il meglio per essa. Un grande insegnamento.

E infine, è da sottolineare anche l’atteggiamento democratico dell’Inghilterra, l’assenza di un nazionalismo esasperato che cerchi di bloccare questo naturale svolgimento degli eventi storici. Una bella differenza con il nazionalismo a volte quasi isterico con il quale in questi anni in Italia si è risposto alle istanze federaliste di diverse regioni. Ora dunque non resta che attendere il 2014, il ricordo delle imprese di Bruce e dei suoi Highlanders, e vedere se il referendum sancirà il ritorno della Scozia tra le nazioni libere.

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