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Esteri

ELEZIONI USA/ Se Obama e Romney leggessero Eliot...

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E’ come se a tema ci fosse l’infallibilità. Anzi, è proprio cosi: a tema c’è l’infallibilità. Non la mia! Io sono uno qualsiasi, e poi, via, i miei errori sono tutti perdonabili. Ma da chi ci guida ci aspettiamo l’infallibilità.

“Peccato!”, come diciamo in italiano quando qualcosa che avrebbe dovuto essere non è. E anche l’inglese “sin” (lo sono andato a cercare!) ha originariamente una etimologia analoga: mancare il bersaglio. E’ questo fattore umano, di profonda ed inevitabile verità umana, che sembra non entrare mai in gioco.

E anche se non avessimo simpatia alcuna per il Vangelo con i suoi “Chi è  senza peccato scagli la prima pietra” o “vedo la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel mio”, dovremmo poterci riconoscere in Eliot.

Mi riempirebbe di speranza sapere che il presidente del Paese in cui vivo si ritrovi in queste parole del grande scrittore Inglese, non che cerchi di convincermi della sua impossibile infallibilità.

 

Quindi sembrò 

come se gli uomini 

dovessero procedere 

dalla luce alla luce, 

nella luce del Verbo. 

Attraverso la Passione 

e il Sacrificio 

salvati a dispetto 

del loro essere negativo; 

bestiali come sempre,

carnali,

egoisti come sempre,

interessati e ottusi

come sempre

lo furono prima,

eppure sempre in lotta,

sempre a riaffermare,

sempre a riprendere

la loro marcia sulla via

illuminata dalla luce.

Spesso sostando,

perdendo tempo,

sviandosi, attardandosi,

tornando, eppure mai

seguendo un’altra via. 

(Eliot)

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