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OBAMA VS. ROMNEY/ Quale sarà il volto degli USA nel mondo?

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Romney e Obama (Foto: Infophoto)  Romney e Obama (Foto: Infophoto)

Più problematica è però la mancanza di una chiara e dettagliata Grand Strategy sulla Cina e sull’intero contesto dell’Asia Pacifico. L’Amministrazione democratica – e, in particolare, il Segretario di Stato Hillary Clinton – sembrano aver ben intuito che proprio l’Oriente costituisce il principale orizzonte della politica estera americana per il XXI secolo. Il contenimento di Pechino, attraverso le relazioni privilegiate con gli altri Paesi della regione (soprattutto, India e Australia), per ora sembra funzionare. Ciò che deve essere evitato, anche da parte democratica, è la volontà di rendere troppo oppressive e onerose le misure di limitazione del crescente potere sinico. 
Nello speech, Romney ha ovviamente parlato anche di Medio Oriente. È stata la parte più infuocata dell’intervento, soprattutto perché poteva contare sull’onda emotiva suscitata dagli attacchi dello scorso 11 settembre in Libia. Di fronte alle trasformazioni in atto dopo l’Arab awakening, il candidato repubblicano sembra riproporre una visione attempata e per lo più superata della regione. La strategia di Obama di un parziale disengagement da questo quadrante geopolitico non ha dato (almeno fino a questo momento) risultati effettivi, ottenendo in realtà esiti ambigui e sconfortanti. Soltanto un ingenuo – o uno sfidante un po’ opportunista – poteva però pensare che l’appoggio ai movimenti rivoluzionari avrebbe portato da un giorno con l’altro all’istaurazione di istituzioni democratiche stabili e liberali.
Tuttavia, il parziale fallimento (sul breve periodo) di Obama non può essere nemmeno sostituito con l’approccio mostrato da Romney. La presenza americana in Medio Oriente – che, conta ricordarlo, già c’è e continuerà a esserci – non può ridursi a un appoggio incondizionato a Israele. Il governo di Gerusalemme continua e dovrà certamente continuare a essere un partner cruciale dell’America nella regione. Tuttavia, per il bene di Israele e dell’intero Medio Oriente, gli Stati Uniti dovrebbero mantenere una propria autonomia strategica e decisionale in ogni situazione critica che si presenterà all’orizzonte. Un’autonomia che potrebbe anche condurre il governo di Washington a sostenere priorità a difesa del proprio interesse e della propria sicurezza nazionale che si discostano da quelle di Israele. 
Per quanto riguarda il programma nucleare iraniano, invece, non sembrano esserci grandi differenze tra i due contendenti alla Casa Bianca. L’intransigenza di Obama, che insieme alla comunità internazionale ha attuato un ampio sistema di sanzioni economiche, è infatti molto simile a quella annunciata da Romney. Ciò che più conta, invece, è capire la priorità che nell’ottica del candidato repubblicano hanno le diverse alternative a disposizione nei confronti del governo di Teheran. 



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