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OBAMA VS. ROMNEY/ Quale sarà il volto degli USA nel mondo?

Pubblicazione:venerdì 19 ottobre 2012

Romney e Obama (Foto: Infophoto) Romney e Obama (Foto: Infophoto)

All’interno di uno scenario regionale che è già percorso da forti linee di frattura, perenni ostilità e carsiche esplosioni di violenza, assai poco ragionevole appare inoltre la volontà di armare i ribelli siriani. Come dimostrano le esperienze di Afghanistan e Iraq, l’infiltrazione di jihadisti stranieri in contesti di guerra è assai diffusa e può produrre gravi danni nella gestione della crisi. La guerra civile in Siria – proprio per il fatto di essere una guerra civile – è ontologicamente ambigua e opaca. Qualora non sopraggiunga una sconfitta militare totale di Assad, soltanto l’invio di un contingente di peacekeeping con legittimazione internazionale – ipotesi su cui sta lavorando l’inviato Onu Lahkdar Brahimi – potrà (forse) condurre alla fine del dramma che sta vivendo il popolo siriano. È l’unica soluzione praticabile, anche se, purtroppo, viene ancora osteggiata dalla Russia e dalla Cina. 
Al di là dell’eloquenza, Romney ha tenuto un discorso un po’ deludente, dove ha cercato non solo di mostrare le differenze con l’attuale presidente ma anche di smarcarsi dalle (dis)avventure di George W. Bush. Nonostante ciò, questo tentativo è stato interpretato da alcuni commentatori come una sorta di variazione sul medesimo tema: tra Obama e Romney cambia la retorica, ma non la sostanza. In realtà, una differenza tra i due candidati esiste. Mentre Romney è convinto che il «momento unipolare» degli Usa non sia esaurito e che anzi debba essere riaffermato con forza, Obama sostiene che in un sistema globale che sta velocemente cambiando l’unipolarismo non è più sostenibile e che deve essere sostituito – per ridurre i costi di gestione del potere – da una condivisione delle responsabilità tra i diversi attori internazionali. 
Non sappiamo ancora che cosa succederà il 6 novembre e quale dei due sfidanti avrà la meglio. In caso di vittoria di Romney sarà certamente necessario un maggiore sforzo nell’elaborazione dottrinale della politica estera: manca, infatti, una ‘visione’ strategica del ruolo dell’America nel mondo. Se la visione di Obama è apparsa più convincente in relazione all’Asia Pacifico e meno rispetto al Medio Oriente, quella espressa da Romney deve dimostrare innanzitutto di essere all’altezza della situazione. Particolare importanza rivestirà allora la composizione della squadra che l’ex governatore del Massachussets potrebbe scegliere per guidare Foggy Bottom. La capacità e la lungimiranza degli statisti sono elementi sempre imprescindibili. Pertanto, coloro che Romney potrebbe individuare per rivestire il ruolo di Segretario di Stato e di Consigliere per la Sicurezza nazionale saranno fondamentali per comprendere i futuri passi dell’America nel sistema globale. 
Lo storico americano Arthur Schlesinger Jr. ha scritto in maniera efficace e sintetica che «la politica estera è la faccia che una nazione presenta al mondo». Come sarà quella del prossimo inquilino della Casa Bianca?



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