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HADIA TAJIK/ Solholm (Norway Post): la ministro-musulmana non è una risposta a Breivik

Hadia TajikHadia Tajik

E’ così, e non abbiamo neanche mai avuto un ministro di soli 29 anni. Ma i tempi cambiano e c’è sempre una prima volta. Il leader del Partito cristiano democratico, Knut Arild Hareide, ha dichiarato che è una cosa molto positiva che qualcuno con una forte fede personale come Tajik sia entrata a far parte del governo. Ha aggiunto che è un fatto importante per la democrazia e per la giustizia nel Paese.

 

Di fatto però negli ultimi tempi l’immigrazione è aumentata. Quali sono i problemi che provoca a scuola?

 

Quando un bambino fa il suo ingresso nel sistema scolastico norvegese, ha le stesse opportunità anche se i suoi genitori sono polacchi, pakistani o turchi. Le scuole sono aperte a tutti, purché gli studenti superino gli esami. Come riportato in diversi articoli apparsi sulla stampa nazionale, spesso gli studenti immigrati hanno voti più alti dei loro coetanei con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Studiano di più perché si rendono conto che per fare strada nella società norvegese è necessario avere voti alti e dimostrare buona volontà.

 

Breivik ha compiuto i massacri anche per dire basta al multiculturalismo in Norvegia. La nomina di Tajik è anche una risposta a Utoya?

 

Capisco che dal punto di vista esterno possa apparire così, ma per noi norvegesi le due cose non sono affatto in relazione. Breivik era un cane sciolto con alcune idee fisse, e ciò contro cui si scagliava è qualcosa che esiste in tutte le società. E’ riuscito a compiere un massacro immane, ma questo non cambia la nostra società.

 

L’obiettivo del premier Stoltenberg è anche aumentare i suoi consensi in vista delle prossime elezioni?

 

Ovviamente a Stoltenberg fa buon gioco il fatto di avere nominato un ministro di origini straniere, perché in Norvegia ci sono dei gruppi consistenti di votanti immigrati. Ritengo però che il primo ministro sia sincero quando afferma che la ragione principale per cui Tajik è stata scelta è che è una donna che non ha mai avuto paura di parlare in modo chiaro e con un’esperienza politica di tutto rispetto. La 29enne è qualificata per il suo ruolo, è accettata da tutti ed è una persona giovane, e questo è a sua volta un fattore positivo.

 

(Pietro Vernizzi)

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