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IRAN-USA/ Jean: il problema non è il nucleare ma l'equilibrio nel Golfo

Mahmud Ahmadinejad (Infophoto) Mahmud Ahmadinejad (Infophoto)

In primis, verrebbero presi di mira i pozzi di petrolio, con attentati contro i giacimenti o gli impianti di riprocessamento, oppure verrebbe interrotto il flusso di petrolio. Un danno che si ripercuoterebbe sull'intera economia mondiale e, di conseguenza, anche sugli Stati Uniti.

 

Che impatto avrebbe la conferma di questa notizia sulla campagna elettorale, ormai agli sgoccioli?

 

I temi cari agli elettori, che sono poi quelli su cui dibattono maggiormente i candidati, non comprendono la politica estera, che interessa solo una minoranza degli americani alle urne. Ciò che sta a cuore ai cittadini Usa è l'economia domestica, l'inflazione, la sanità, la disoccupazione, la crescita economica e gli investimenti. Sono questi i focus su cui si basa la campagna elettorale e cioè se lo Stato federale debba intervenire in maniera pesante e “keynesiana” sull'economia, oppure debba avere mano leggera e lasciare ampia libertà ai cittadini.

 

Sempre se confermato, cosa ha spinto l'Ayatollah Khamenei a dare il benestare necessario all'avvio dei negoziati?

 

Teniamo conto che l'Iran è il Paese in cui l'opinione pubblica è maggiormente favorevole all'Occidente, è, cioè, più occidentalizzata di tutte le altre nazioni del Medio Oriente. Mentre negli altri Paesi arabi l'opinione pubblica è nettamente anti-europeista e i governi sono filo occidentali, in Iran è il contrario, sebbene il Governo sia profondamente diviso dallo scontro fra i “laici” e gli Ayatollah. Questo scontro ha indebolito la posizione negoziale iraniana, così come la politica delle sanzioni messa in campo da Washington e dall'Unione Europea ha avuto pesanti effetti sull'economia iraniana.

 

Questo è il segno del fallimento dei negoziati del Gruppo 5+1?

 

Il Gruppo 5+1 cioè i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, USA, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina, più la Germania, è una specie di sovrastruttura. Il cuore della questione si gioca fra Iran e Stati Uniti, che possono portare con sé gli altri Stati del Golfo: gli altri Paesi contano poco per il successo della trattativa fra due potenze.

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