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Esteri

LIBIA/ L'Italia, l'Eni e il dopo Gheddafi: da qui passa il nuovo boom

Muammar Gheddafi (Foto: Infophoto)Muammar Gheddafi (Foto: Infophoto)

Stando così le cose il nostro governo farebbe bene a riassumere nelle relazioni italo-libiche il ruolo che comunque non ha senso abbia un’azienda, per grande e importante che sia. E’ evidente che non si arriva da nessuna parte se si pretende di introdurre in Libia la democrazia di tipo occidentale basata sul principio “una persona/un voto” (che peraltro anche in Occidente è comparsa sulla scena da meno di tre secoli, e si è diffusa da meno di un secolo). 
Se proprio sono costretti popoli come quello libico fanno finta di adottarla, ma con i risultati pratici che si vedono. Sarebbe molto più lungimirante fare verso la Libia una politica di sviluppo economico concordato grazie alla quale provocare quello sviluppo sociale che in seguito potrà essere alla base di proporzionati sviluppi in tema di democrazia. Grazie ai redditi delle sue esportazioni di idrocarburi la Libia ha un reddito pro capite simile a quello di paesi come la Serbia o come il Perù.
E’ pertanto in grado di auto-finanziare il proprio sviluppo. Non le mancano i soldi, ma le competenze e le capacità organizzative. E’ in questo che va aiutata, e il nostro Paese può farlo più di ogni altro.

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