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LIBANO/ Olimpio: a chi giova estendere la guerra dalla Siria al Libano?

Le tensioni sono forti, tuttavia, i libanesi non possono scordare le sofferenze patite durante la guerra civile e prestano molta attenzione a non oltrepassare la misura, dice GUIDO OLIMPIO

Il presidente libanese, Michel Suleiman (InfoPhoto) Il presidente libanese, Michel Suleiman (InfoPhoto)

L'attentato di venerdì scorso a Beirut in cui sono morte otto persone, fra cui il capo dell'intelligence governativa Wissam al Hassan, ha gettato il Libano nel caos. Ieri, durante i funerali del funzionario si sono registrati scontri fra le forze dell'opposizione e l'esercito governativo, intervenuto per evitare che i manifestanti assaltassero il palazzo del Governo, accusato di essere complice della Siria nella strage di venerdì. Gli agenti hanno lanciato lacrimogeni contro gli assalitori causando il ferimento di due persone. Gli incidenti di Beirut sono scoppiati al termine dei funerali del capo dell'intelligence, ucciso dopo che aveva condotto indagini su presunti attentati organizzati dal regime di Damasco in Libano contro personalità anti-siriane. Abbiamo chiesto per IlSussidiario.net un commento a Guido Olimpio, inviato del Corriere della Sera.

Perché l'assassinio di Wissam Al Hassan è un fatto così destabilizzante nell'equilibrio libanese?

Innanzitutto, perché avviene in una fase di grande tensione sia all'interno del Paese sia nell'intera regione. In circostanze così delicate basta poco per far esplodere la violenza e accentuare i contrasti, soprattutto nei confronti della Siria che ha sempre considerato il Libano un po' come il suo cortile di casa: Damasco è responsabile dell'uccisione di centinaia di persone ed è considerata un pericolo dai sunniti. L'altro motivo può essere spiegato dall'influenza del personaggio in questione. Al Hassan era un uomo molto vicino ai sauditi, alle forze dell'opposizione e al Movimento del 14 marzo ma, soprattutto, era stato una figura chiave nelle indagini sull'omicidio di Rafik Hariri, cosa che poteva mettere in difficoltà la Siria e i suoi alleati in Libano. L'opposizione libanese, infatti, accusa Damasco di essere il mandante della strage e la rabbia ha finito per scatenare reazioni violente.

Il rischio è che si inneschi una nuova guerra civile?

Le tensioni sono molto forti e gli scontri sono all'ordine del giorno. Tuttavia ritengo che i libanesi siano intenzionati a non dimenticare le sofferenze patite durante la guerra civile e che per questo prestino molta attenzione a non oltrepassare la misura. D'altra parte, in Medio Oriente non è molto difficile stabilire a tavolino i limiti: la storia insegna che da piccole operazioni sono nate grandi svolte. Credo che le forze in campo vogliano evitarlo ma, al tempo stesso, intendano regolare i propri conti.

In questo momento è quindi impossibile un Governo di unità nazionale che possa accontentare tutti ed evitare il peggio?