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KU KLUX KLAN/ La ragazza nera bruciata viva: perché giornali e politici non ne parlano?

Pubblicazione:mercoledì 24 ottobre 2012

La ragazza bruciata viva La ragazza bruciata viva

Ma la “distanza della vita” c’è, eccome, soprattutto al sud, dove non esistono più mura a separare bianchi e neri, ma le esistenze scorrono su percorsi e piani diversi: i bianchi sono bianchi, i neri neri. Ognuno al suo posto. Integrazione? Sì, nelle metropoli, dove, circondati da duecento etnie diverse, ci si abitua un po’, e non ci si scompone più di un tanto quando non si è tra caucasici… Ma è un fatto che ogni etnia preferisce se stessa, e per quanto si impari ad essere politically correct nel relazionarsi, in fondo al cuore gli altri sono altri. Cosi come per il Ku Klux Klan lo sono stati dapprima i neri, poi gli ebrei, i comunisti, gli omosessuali e ora, dopo aver documentato la loro diversità, i musulmani.

E così si arriva alla politica. O meglio, non ci si arriva. Perché nessuno vorrebbe né ricordare queste cose, né parlarne. Né i bianchi né i neri. Nessuno vuole destare il minimo sospetto di possibili strumentalizzazioni, nessuno vuole mettere a tema una cosa del genere. Nessuno vuole pensare che tra due settimane la scelta sia tra il candidato di colore ed il bianco. E infatti nessuno ne parla. Perché se è vero che non è difficile guardare a quella povera ragazza a Winnsboro e pensare ai suoi assalitori vedendo i buoni ed i cattivi, non sarebbe altrettanto semplice guardare così all’uomo bianco ed all’uomo nero, perché la vita non è un film … 

Così la stampa tace, e i candidati hanno già il loro bel da fare a tentare di convincere gli elettori che loro si che saranno in grado di superare le nuove discriminazioni: quelle verso le donne, gli omosessuali, etc. Sono questi i nuovi African-Americans portati sugli scudi della politica alla conquista della società civile.

Shameka Moffitt deve per forza essere solo un incidente di percorso.

O no?



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