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AFGHANISTAN/ L'esperto: fino all'ultimo giorno resterà una trappola mortale

Pubblicazione:sabato 27 ottobre 2012

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Veniamo a conoscenza di questi attacchi “green on blue” soltanto quando culminano nell’uccisione di qualcuno, ma in realtà ne avvengono molti altri in cui i colpi sparati dagli afgani collusi con i talebani non vanno a segno oppure procurano semplicemente il ferimento di qualche soldato.

Crede che dietro tali attacchi vi sia una specifica volontà del mullah Omar, leader dei talebani?

Non credo che il mullah Omar entri ancora in decisioni di natura tattica di questo tipo, ma è ovvio che chiunque lo faccia per lui ha sicuramente impresso un forte colpo, in particolare negli ultimi due anni, all'importante attività del sistema di sicurezza gestita dagli occidentali in Afghanistan. Bisogna però dire che si tratta di una pagina che sta per concludersi, anche se non è ancora chiaro quando.

Dopo le elezioni americane si saprà qualcosa di più?

Sicuramente dopo il 6 novembre tutto sarà più chiaro, anche perché non è detto che i percorsi di uscita dall’Afghanistan siano uguali nel caso di una riconferma di Obama o di una vittoria di Romney. Sono però dell'idea che Obama voglia ritirare le forze americane dall’Afghanistan solo perché è giunto alla conclusione che non vale la pena utilizzare così tanti uomini e risorse in un Paese che, nel caso in cui dovesse esplodere il caos, rappresenterebbe un problema soprattutto per Russia, India, Iran ed eventualmente Cina. Paesi che, in diversa misura, sono nemici o comunque partner problematici per gli Stati Uniti. 

Cosa potrebbe accadere in Afghanistan senza la presenza occidentale?

Nel momento in cui questa presenza dovesse assottigliarsi o addirittura sparire, il Paese tornerebbe a essere quello che è stato in precedenza, vale a dire il crocevia di un complesso gioco che coinvolge le potenze confinanti e ovviamente le articolazioni maggiori dell’Afghanistan. Il Paese non ha mai avuto una storia unitaria paragonabile a quella di un qualsiasi stato nazionale europeo e presenta un tipo di formazione politica del tutto differente, costituita da raggruppamenti di natura etnica molto diversi che faticano nel riconoscersi nella prospettiva di un forte stato unitario.

Cosa crede debba fare adesso l’Italia?

In questo scenario l’Italia ha assunto una linea molto chiara: si trova in Afghanistan perché sta rispettando l'impegno della sua alleanza con gli Stati Uniti, un accordo spesso utilizzato per conservare buoni rapporti con gli Usa e maturare una sorta di credito nei loro confronti. Questa linea è tuttora presente e l’Italia non a caso è tra quei Paesi che il prossimo anno ritireranno le più basse percentuali di truppe. Nel 2013 gli italiani diminuiranno il proprio contingente del 25-30%, non di più: rimarremo quindi fino all’ultimo e, in tutti i casi, non andremo di certo via prima degli americani.

 

(Claudio Perlini)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
26/10/2012 - chi decide cosa? (francesco taddei)

gli italiani non rispettano l'alleanza atlantica, gli italiani obbediscono. ricorda tanto la vicenda di el alamein. infine quanto c'era di vero nelle parole dell'ex presidente della germania quando disse che il suo paese stava lì per lo sfruttamento delle miniere?