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Esteri

DIARIO DAGLI USA/ L'Election Day e quella "democrazia" a suon di tasse

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He gli Usa non siano esattamente quella democrazia perfetta da noi tanto idealizzata, me lo conferma anche Federico Rampini, inviato di Repubblica negli Stati Uniti e scrittore di alcuni dei più interessanti bestseller politico-economici degli ultimi anni. Le scene degli elettori portati ai seggi con i pullman il giorno delle elezioni non corrispondono a quelle che noi consideriamo spontanee manifestazioni di partecipazione democratica, mi dice. E non stento a crederlo, visto che questa prima settimana nel comitato mi ha fatto capire che l’obiettivo del Get Out the Vote è esattamente questo. Rampini si diverte anche a sfatare anche qualche altro mito americano: parte dall’esempio dei trasporti pubblici per sfatare il mito delle poche tasse pagate dagli americani. Se devo pagare un biglietto di seconda classe per un treno fatiscente che mi porti da New York a Washington (circa due ore e mezza di viaggio) più di 200 euro, più di 8000 euro per l’università pubblica di mia figlia, migliaia di euro al mese per un’assicurazione sanitaria appena decente, per pagare un’aliquota che alla fine è 5-6 punti sotto la media europea, mi spiegate dov’è il vantaggio?

 

Il caso italiano ovviamente fa storia a sé, perché con un’evasione superiore ai 130 miliardi all’anno, le tasse sopportate dai contribuenti onesti sono insostenibili. Ragionamento che tra l’altro è proprio alla base del suo libro appena uscito, “Non ci possiamo permettere uno stato sociale. Falso!”, che smonta pezzo per pezzo la teoria della necessità di smantellare il sistema di welfare state europeo perché non più sostenibile.

 

Per concludere, i colloqui di ieri e di oggi mi fanno tornare a Philly, come la chiamano qui, con due consapevolezze. La prima è che per Obama sarà durissima, anche più di quanto stia emergendo fino ad oggi sulla stampa. La seconda è che, al netto dei tanti limiti, la nostra democrazia (europea) io me la terrei stretta stretta.

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COMMENTI
27/10/2012 - gli italiani all'estero (francesco taddei)

è una cosa molto comune tra gli inviati e direi definitiva. botteri newyorkese e caprarica londinese. noi italiani ci sentiamo subito a casa quando non siamo a casa nostra.