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Esteri

DIARIO DAGLI USA/ L'Election Day e quella "democrazia" a suon di tasse

Per POSSAMAI per Obama sarà durissima, anche più di quanto stia emergendo fino ad oggi sulla stampa. Al netto dei tanti limiti, la nostra democrazia (europea) io me la terrei stretta stretta

foto Infophotofoto Infophoto

Sono sull’autobus che mi riporta a casa, dopo due intensi giorni newyorkesi. E’ stata una bellissima parentesi, ma entro sera bisogna tornare a Filadelfia: domani è sabato e questo è il weekend delle prove generali per il Get Out The Vote. Oggi era la seconda giornata dedicata agli incontri. A pranzo avevo appuntamento con Jessica Shearer, una ragazza che nel 2008 lavorò nell’inner circle del team di Obama. Ma il suo volo ha un ritardo di due ore, per cui non riusciamo a vederci. Probabilmente recupereremo la settimana prossima. In compenso incontro Giovanna Botteri, storica inviata dei tg Rai, da 5 anni a New York. La raggiungo al quattordicesimo piano del palazzo dell’Associated Press, perché all’inizio di quest’anno la Rai ha deciso di chiudere la storica sede nella Grande Mela. Quindi gli uffici Rai sono ora ospitati nel palazzo della stampa internazionale, esattamente a fianco di quelli di Al Jazeera.

La prima cosa che mi colpisce dell’approccio della Botteri è la passione con cui parla di queste elezioni: sembra che parli del suo Paese e non di un stato di cui in fondo non è altro che un’osservatrice. Mi racconta di quello che sta accadendo in alcuni stati del sud degli Usa (per esempio l’Arizona). I repubblicani stanno inviando a casa di latini e afroamericani lettere false, utilizzando tre escamotage. Da un lato scrivono missive nelle quali sostengono che i documenti di ispanici e neri non sono più sufficienti per votare e li invitano a recarsi in uffici inesistenti per aggiornarli. Il punto è che l’informazione non è vera e serve solamente a disorientare l’elettore. Una seconda tecnica è l’invio di materiale elettorale con la data del voto sbagliata: poiché sono certi che quegli elettori non li voteranno, scrivono sui volantini la data sbagliata delle elezioni. Per esempio li invitano a recarsi ai seggi l’8 novembre, invece del 6. C’è un’ultima scorrettezza utilizzata dai sostenitori di Romney, in questo caso in Ohio: sbandierano ai quattro venti che in occasione del voto verranno controllati in modo accurato e puntiglioso i documenti. E’ un tema a cui ispanici e afroamericani sono molto sensibili: molti di loro non hanno il visto in regola o si sono trasferiti in un altro stato senza dichiararlo: spaventandoli si ottiene l’effetto di farli rimanere a casa. Prima di lasciarci, chiedo anche a lei chi vincerà. Mi risponde: “Il cuore mi dice Obama, ma la ragione mi dice che sarà durissima”.


COMMENTI
27/10/2012 - gli italiani all'estero (francesco taddei)

è una cosa molto comune tra gli inviati e direi definitiva. botteri newyorkese e caprarica londinese. noi italiani ci sentiamo subito a casa quando non siamo a casa nostra.