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SIRIA/ Geninazzi: come in Bosnia, ci vuole un intervento militare

Pubblicazione:martedì 30 ottobre 2012

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E' uno dei tanti scenari teorici possibili. L'idea sarebbe quella di ritagliare il territorio in cantoni più piccoli, come era stato fatto nella ex Jugoslavia. Per esempio, in un'area accanto al Libano  potrebbe essere formata una sorta di feudo dei fedeli di Assad, mentre vicino alla Turchia è localizzata la maggioranza delle comunità sunnite. Ora come ora, però, tutto ciò mi sembra  prematuro, poichè queste linee di divisione sono più sulla carta che nella realtà. L'unico fatto certo è che siamo di fronte ad un bagno di sangue sempre più crudele ed efferato.

 

Sino a quando, dunque, l'Occidente e la comunità internazionale possono assistere a tutto ciò senza intervenire?

 

Ancora una volta, il parallelismo è con la guerra in Bosnia e con il modo in cui si è conclusa. Solo quando i militari di Karadzic hanno attaccato i caschi blu dell'Onu, inattivi sul territorio sino ad allora, l'intera Europa e la Comunità internazionale hanno reagito. Da allora, in pochissimi mesi, la guerra è stata fermata. L'unico scenario possibile in Siria, non meno drammatico, è questo.

 

Che ruolo potrebbe avere, invece, la Turchia?

 

A Erdogan prudono le mani nei confronti di Assad. Al prossimo incidente, quando non si tratterà più solo di un colpo di mortaio, ma di una carneficina appena oltre il confine fra Siria e Turchia, quest'ultima sarà costretta ad intervenire. Queste mi sembrano le uniche soluzioni percorribili, dal momento che l'Occidente sembra non avere né una strategia politica, né diplomatica, per fermare questo eccidio.

 

Perchè la questione dei cristiani sembra essere, troppo spesso, dimenticata dalla comunità Internazionale?

 

I cristiani sono presi in mezzo fra un esercito sanguinario e gruppi di ribelli che si sforzano di essere più crudeli dei loro avversari. Posso capire che alcuni sperino in un ritorno di Assad, che garantiva un minimo di tolleranza e di pluralismo interreligioso: occorre, però, ricordare che il dittatore siriano non è certo un uomo di pace e difensore degli interessi cristiani, bensì il più alto rappresentante di una setta minoritaria, che cercava di tenersi buone le altre minoranze etniche e religiose del Paese. In ogni caso, ora non è più tempo di giudizi.

 

Quindi?

 

Il problema è che entrambe le fazioni in lotta stanno preparando regimi integralisti da fare invidia all'Iraq di Saddam e, purtroppo, nel mezzo ci sono i cristiani.



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