BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIARIO DAGLI USA/ Tutto ancora incerto, sarà una notte al cardiopalmo

La sfida tra Obama e Romney, scrive GIACOMO POSSAMAI, è ancora aperta, a differenza di quanto pensi in Italia una stampa - con poche eccezioni - storicamente "tifosa" del presidente uscente

Faccia a faccia Romney-Obama durante la campagna elettorale 2012 Faccia a faccia Romney-Obama durante la campagna elettorale 2012

Avendo impostato i miei pezzi come un diario di viaggio, non ho mai descritto nel dettaglio a che punto è la sfida tra Obama e Romney. In molti mi chiedono dall'Italia come andrà a finire e che aria si respira. Provo a raccontarvelo.
Il primo punto, da cui è inevitabile partire, è la differenza tra la percezione che abbiamo in Italia di come sta procedendo la campagna e di quella che invece si avverte qui. Faccio questa premessa perché la stampa italiana è storicamente un po' "tifosa": il caso delle elezioni americane è emblematico. Se si tolgono Libero, Giornale e qualche altra ex "gazzetta del regime", in Italia vi è sostanzialmente un appoggio generalizzato (seppur con vari distinguo) alla candidatura del presidente uscente. Questo si traduce in una lettura dei fatti un po' distorta, per cui l'idea di fondo è che la competizione sarà durissima, sarà una conta all'ultimo voto, ma alla fine, lo sappiamo tutti, Obama vincerà.
Bene, non è così. Dal complicatissimo puzzle di Stati e delegati, che dopo proveremo ad analizzare, non sarebbe assolutamente una sorpresa se uscisse vincitore Romney. Le percentuali, ad oggi, sono 50-50. Proviamo a vedere quindi quali sono i fattori favorevoli e contrari all'uno e all'altro candidato.
Romney ha dalla sua un vantaggio importante, il trend storico dell'ultimo mese. Dalla débâcle di Obama nel primo dibattito in poi, la rincorsa dell'ex governatore del Massachusettes è stata inarrestabile. Ha rosicchiato tutto il vantaggio che aveva il presidente uscente (che era arrivato anche a 6-7 punti), arrivando persino a scavalcarlo (nei sondaggi nazionali sul voto popolare). E sappiamo che chi arriva con il vento in poppa è sempre favorito. Un altro elemento sono i soldi: Romney nell'ultima settimana ha speso 82,9 milioni di dollari contro i 44,6 di Obama. Sostanzialmente il doppio. E qui la corrispondenza diretta tra soldi spesi e voti presi è infinitamente maggiore che da noi. Perché molto si gioca su spot televisivi costosissimi e microtargeting sul web.
Dalla sua Obama ha invece che nella conta dei delegati sicuri è abbastanza avanti. Ne vengono assegnati 201 sicuri al presidente e 191 allo sfidante. La quota per vincere è 270 delegati. La partita sarà decisa da 11 swing states: Colorado (9 delegati), Florida (29), Iowa (6), Michigan (16), Nevada (6), New Hampshire (4), North Carolina (15), Ohio (18), Pennsylvania (20), Virginia (13), Wisconsin (10).