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DALLA TURCHIA/ Erdogan attacca la Siria, ma il popolo turco vuole la pace

Pubblicazione:giovedì 4 ottobre 2012

Recep Tayyip Erdogan (InfoPhoto) Recep Tayyip Erdogan (InfoPhoto)

Attualmente vi è una forte tensione con i segmenti curdi, soprattutto nell'area sud-est. Anche se spesso non vengono riportati dalla stampa internazionale, gli attentati e gli scontri frontali tra esercito turco e esponenti del PKK sono all’ordine del giorno. La questione curda resta dunque all’ordine del giorno, tanto che anche durante Congresso del partito di Erdogan, tenutosi domenica scorsa, era atteso un importante confronto su questo tema, ma non è avvenuto.

La Turchia non potrebbe modificare tali rapporti con i curdi per affrontare più agevolmente la crisi siriana?

Il rapporto con i curdi è davvero una questione annosa. L’unico mezzo che il governo turco ha a disposizione per fronteggiare la minaccia del terrorismo curdo è quello militare, che in più occasioni si è dimostrato inefficace. Dall’altra parte i curdi non sono disposti a intavolare alcun tipo di trattativa a livello pacifico con i turchi quindi, finché l’attuale partito curdo in Parlamento non si allontanerà drasticamente dalle azioni del PKK, condannandole concretamente, con ogni probabilità un compromesso non potrà mai essere raggiunto. 

Come sta vivendo l’attuale situazione il popolo turco?

In realtà i turchi sono sempre predisposti a una sorta di tranquillità interna  e con i Paesi vicini, riprendendo il motto di Ataturk che recita “pace a casa, pace nel mondo”. Si tratta di un atteggiamento sostanzialmente nuovo per il popolo turco, prima sempre molto isolazionista nei confronti della politica estera. Poi, con l'ascesa al potere dell’AK Parti di Erdogan, le cose sono cambiate. Osservando anche i vari social network, mi sembra di capire che l’attuale atteggiamento turco rispecchi una volontà di stare insieme alla Siria per difendere la pace, ovviamente riconoscendo i danni che l’attuale regime di Assad sta provocando.

 

(Claudio Perlini)    

 



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