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GUERRA TURCHIA-SIRIA (?)/ L'esperto: così Erdogan può sfruttare l'errore di Assad

Pubblicazione:giovedì 4 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 4 ottobre 2012, 14.13

Il presidente siriano Bashar al-Assad (InfoPhoto) Il presidente siriano Bashar al-Assad (InfoPhoto)

Il vento della guerra soffia sempre più forte al confine tra Siria e Turchia. Il governo di Ankara ritiene che la crisi siriana sia divenuta oramai una minaccia per la sicurezza del Paese e a breve chiederà l’approvazione del Parlamento per operazioni militari fuori dai confini nazionali. Mentre nuove operazioni dell’artiglieria turca si registrano già da questa mattina al confine tra i due Paesi, dove si trovano postazioni dell’esercito siriano, nella notte almeno cinque soldati delle forze fedeli al regime di Assad hanno perso la vita e più di 15 sono rimasti feriti nel corso di un raid ad opera di Ankara. Sembra che a scatenare la nuova reazione sia stato il colpo di mortaio esploso dalla Siria in territorio turco nella giornata di ieri, provocando la morte di almeno cinque persone. IlSussidiario.net analizza l’intera vicenda e i possibili scenari futuri con Giuseppe Bettoni, docente di Geopolitica nell’Università di Roma Tor Vergata e ricercatore all’Institut Français de Geopolitique dell’Università di Parigi.

Professore, cosa è accaduto?

Semplicemente la Siria è riuscita a mettersi contro l’unico attore dell’intera vicenda che probabilmente avrebbe fatto meglio a non provocare, cioè la Turchia. Facendo esplodere quei colpi di mortaio ha offerto ad Ankara la possibilità di aumentare la propria influenza sulla zona siriana attraverso un intervento diretto. Se Assad avesse lasciato proseguire il conflitto interno senza intervenire al confine, quasi certamente non avremmo mai assistito a un intervento esterno, come invece è avvenuto in Libia. Questo perché la situazione è ancora troppo complicata e, aiutando i ribelli, è difficile sapere con certezza chi si va a mettere al potere.

Come cambia la situazione adesso che la Turchia entra direttamente nel conflitto?

Senza dubbio cambia radicalmente, proprio perché non è possibile pensare di lasciare da solo un alleato della Nato che viene bombardato. Ankara ha fatto tutto sommato bene a rispondere agli attacchi siriani, ma adesso la questione va osservata ancora più da vicino.

In che modo?

Osservando con attenzione che tipo di rapporti hanno intenzione di stabilire i turchi con i curdi. Attualmente non sono certamente buoni, perché i curdi vorrebbero uno Stato che si ritaglia parte della Turchia, ma è anche vero che Ankara in questi ultimi mesi ha dimostrato una particolare attenzione nei confronti della sorte dei curdi siriani, e questo è un chiaro segno di avvicinamento.

In che modo questi rapporti possono risultare importanti?

La Siria, a differenza del passato, oggi si è inimicata sia la Turchia che i curdi. La Turchia, dal canto suo, se vorrà entrare in Siria dovrà necessariamente instaurare un buon rapporto con i curdi, altrimenti sarà costretta ad affrontare prima loro e poi l’esercito di Assad, ipotesi ovviamente da escludere. Quindi, se i turchi vorranno intervenire dovranno farlo insieme ai curdi oppure attraverso l’intermediazione di qualcun altro.

La Siria si è praticamente messa nei guai da sola?

Esatto, e questo è in parte positivo. Bombardare intere popolazioni non è mai un bene, ma è finalmente accaduto qualcosa capace di sbloccare una situazione ormai paralizzata, senza alcun intervento esterno ma sempre più grave a livello interno. Il lato positivo dell’intera vicenda è che adesso qualche Paese non potrà di certo rimanere indifferente, come la Russia.

Un Paese che ha anche ottimi rapporti con la Turchia.

Certo, quindi dovrà chiedersi se è il caso di continuare a difendere Assad, ormai considerato perdente, a scapito di un alleato importante come la Turchia. Difficilmente potrà farlo, infatti nel recente Consiglio di sicurezza la Russia ha mostrato un evidente imbarazzo rispetto alla situazione che si è venuta a creare. Non dimentichiamo inoltre che chi finanzia in questo momento Assad è l’Iran, un Paese che però dal punto di vista economico sta vivendo una crisi senza precedenti, quindi non so per quanto ancora potrà farcela.

Cosa crede che faranno adesso gli alleati Nato a sostegno della Turchia?


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