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Esteri

GUERRA TURCHIA-SIRIA (?)/ De Michelis: attenti, Assad non è Gheddafi

Recep Tayyip ErdoganRecep Tayyip Erdogan

E’ diversa perché, mentre nel caso della Libia si trattava soltanto di Gheddafi, del suo gruppo e al massimo della sua tribù e poche altre, nel caso della Siria a detenere il potere non è un uomo solo al comando, ma un partito, il Ba’ath, che ha qualche milione di iscritti compresi molti sunniti. Ci sono inoltre di mezzo minoranze religiose come gli alawiti e i cristiani, che tendono a stare più dalla parte di Assad che dei ribelli. E c’è anche la presenza curda, e quindi il rischio di una guerra civile. E’ la ragione per cui la situazione in Siria rimane drammatica, ma non arriva a una definizione come era avvenuto in Libia, perché le forze in campo sono più equilibrate.

 

Chi sperava in un intervento straniero che risolvesse il conflitto resterà deluso?

 

Per il momento sì. Tutti sono molto cauti, anche coloro che appoggiano le due parti in causa, gli oppositori da un lato e Assad dall’altra. Esercitano le loro pressioni sul terreno politico, ma si guardano bene dal lasciarsi coinvolgere in un vero e proprio conflitto. Naturalmente sono convinto che alla lunga la posizione di Bashar Assad risulterà insostenibile. Prima o poi anche i suoi sostenitori cercheranno una soluzione di compromesso che porti alla sostituzione del presidente, sempre adottando però una formula intermedia.

 

Se i sostenitori di Assad hanno resistito per un anno e mezzo, perché mai dovrebbero cedere in futuro?

 

Perché Bashar Assad ha dimostrato di non essere in grado di vincere nettamente sul terreno. Ormai la Siria è divisa territorialmente, e da questo punto di vista Assad ha la forza militare per resistere, ma non per mettere fine alla guerra civile.

 

Il Belgio ha proposto di creare delle zone siriane protette. Che cosa ne pensa?

 

Come è avvenuto con la no fly zone in Libia, prima o poi queste zone porterebbero a un coinvolgimento militare della comunità internazionale, che sarebbe trascinata in un vero e proprio conflitto. E’ la ragione per cui Usa ed Europa sono molto cauti nell’accettare questa proposta.

 

Qualcuno ha anche ipotizzato che ad attaccare la Turchia in realtà siano stati i ribelli, per creare un conflitto regionale …

 

Questo è impossibile dirlo, almeno senza avere notizie dirette e di prima mano. In questi casi l’esperienza mi ha insegnato che non bisogna fare ipotesi che non siano suffragate da elementi certi o quasi certi.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
05/10/2012 - De Michelis sulla Siria (Vito Patella)

C'è una contraddizione in quanto afferma De Michelis, a proposito della guerra in Siria: quando voi gli chiedete perché Assad e gli Alawiti dovrebbero cedere adesso, avendo resistito per 18 mesi, De Michelis dice che il cedimento di Assad dovrebbe avvenire perché "...Assad si dimostra in grado di resistere, ma di non poter controllare tutto il territorio siriano...". Ma ciò accade adesso, in presenza di un attacco devastante dei cosiddetti ribelli, ma in una contesa, se tu non vinci, è inevitabile che alla fine vinca io (o viceversa): prima o poi si uscirà dall'attuale stallo (anche politico-diplomatico), e un vincitore (e un perdente) ci dovrà essere.