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ABU HAMZA/ L'esperto: dagli Usa alle Filippine, ecco la mappa del nuovo terrorismo

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Sarà necessario capire se in futuro quei diversi gruppi non soddisfatti di tale accordo tenteranno di sabotarlo attraverso atti di terrorismo contro il governo centrale di Manila e contro coloro che invece lo hanno siglato.

Quali sono le aree attualmente più critiche e prioritarie legate al terrorismo internazionale?

E' sostanzialmente in atto uno spostamento dallo scenario afgano-pakistano, che comunque rimane indubbiamente importante, a quello più a ovest che comprende la Siria e il continente africano.

Cosa sta accadendo nell'area siriana?

La Siria si sta velocemente trasformando in un punto focale in cui numerosi jihadisti, provenienti da diverse parti del mondo e reduci da diversi conflitti, rappresentano ormai le forze principali delle milizie anti-Assad. Questo aspetto è fondamentale perché, nel caso in cui il regime siriano dovesse cadere, sarà interessante vedere quale sarà il ruolo di questi miliziani.

Quale zona dell'Africa è invece interessata?

Quest'area, non molto disconnessa da quella siriana, è costituita dal Maghreb, in particolare da quell'arco che dal Sinai arriva fino al Sahara. Si tratta di un’area che, a seguito degli scossoni politici avvenuti nell’ultimo anno e mezzo, è oggi terreno fertile per gruppi legati ad al Qaeda, in modo operativo o solamente ideologico, che hanno accesso ad armi e che risultano essere molto attivi. E' questa la zona che attualmente preoccupa più di tutte e che in qualche modo, vista anche la vicinanza geografica, potrebbe aprire a possibili ripercussioni in Europa.

Anche in Italia?

In realtà l’Italia ha sempre rappresentato un obiettivo secondario dei terroristi, fatta forse eccezione per il periodo della guerra in Iraq e il coinvolgimento delle nostre truppe. Ancora oggi, però, rappresenta una delle maggiori porte d’accesso per l’Europa.

Vi è qualche motivo di allerta in questo periodo?

E' ormai nota l’esistenza di numerosi network consolidati, presenti più o meno da una ventina d’anni in Italia, ma non credo vi sia una particolare ragione per essere preoccupati. E' ovvio che un certo stato d'allerta vi è sempre, in particolare nei confronti di un nuovo fenomeno anch'esso altrettante preoccupante.

Quale?

Quello che riguarda i gruppi solitari, improvvisati, di cui abbiamo avuto un “assaggio” nell’attentato contro la caserma caserma Santa Barbara di Milano avvenuto nel 2009. Si tratta di personaggi legati solo ideologicamente a gruppi organizzati, che quindi operano attacchi spesso molto rudimentali e poco sofisticati. Sono proprio questi gruppi, però, a essere tra i più pericolosi, proprio perché difficili da intercettare da parte delle forze di intelligence.

 

(Claudio Perlini)



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