BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ELEZIONI USA/ Ecco perché 90 milioni di americani non voteranno

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Possiamo proseguire con una seconda lista, quella di “pensieri comuni alla gente comune”:

1) Ci sono due Partiti, ma non si vedono differenze sostanziali;

2) Un Presidente vale l’altro. È vero che l’attuale non ha fatto granchè, ma il prossimo farebbe meglio?

3) Io ho da fare, devo lavorare, non ho tempo nè interesse per la politica.

E l’attaccamento al partito? Capisco che quando vediamo immagini delle “Conventions”, con tutta quella gente bardata con cotillions, bandierine, cappellini, oltre a venirci da sorridere, ci viene anche da pensare che – sebbene altamente folkloristico – l’amore per il Partito è cosa diffusa. Beh, non lo è. Certo, ci sono attivisti e volontari, soprattutto sotto elezioni, ma è molto più probabile che un Americano si definisca “Liberal” o “Conservative” piuttosto che “Democratico” o “Repubblicano”. Si guarda al Presidente come si guarda ad un allenatore: funziona? Si va bene? Confermiamo! Sennò' si cambia, e non è che tradisco qualcuno, voglio cambiare. Pensate che una città "liberal" come New York elesse due volte un Repubblicano come Giuliani (repubblicano e "liberal"), e dopo di lui Bloomberg (stessa storia). Per chi non lo sapesse, Abraham Lincoln, quello che tutti ricordiamo come l'uomo dell'abolizione della schiavitù era repubblicano. "Liberal"? Fate voi, ma repubblicano lo era di sicuro.

Sapete come ci si iscrive ad un partito in America? Io l'ho scoperto quando sono diventato "citizen". Tra le carte che ti danno da sottoscrivere c'è n'è una in cui devi indicare la tua scelta: democratico, repubblicano o indipendente. Questa scelta ti dà diritto ad esprimerti durante le "primarie", quella fase elettorale in cui ogni partito sceglie il suo candidato. "That's it", tutto qui il livello di affiliazione.

Così funziona nella "terra dei liberi".

 

© Riproduzione Riservata.